Sul sistema giudiziario vaticano (trentasettesima parte) >>> per la parte precedente clicca qui
«Di tutte le ingiustizie, nessuna è più deprecabile di quella di coloro che, quanto più ti ingannano, tanto più fanno in modo di sembrare uomini onesti» (Cicerone, “Sui doveri”, I, 13, 41)
«Se non è rispettata la giustizia, che cosa sono gli Stati se non delle grandi bande di ladri? Perché anche le bande dei briganti che cosa sono se non dei piccoli Stati?» (Agostino, "De Civitate Dei", cap. IV, 4).
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D.F.C., La nuova Legge fondamentale di Leone XIV: che cosa cambia in Vaticano, in «Silere non possum», 31 luglio 2026. «Il coraggio di Leone XIV dovrà misurarsi anzitutto sulla nomina di un nuovo Promotore di Giustizia: una figura sulla quale non gravino ombre, dotata di reale conoscenza della Chiesa e di competenze solide nel diritto vaticano e canonico. Dopo quanto accaduto, non sono più ammissibili soluzioni di continuità, compromessi interni o nomine dettate da appartenenze e protezioni.» -
Gian Guido Vecchi, Prevost firma la nuova Costituzione. Via la parte teocratica di Bergoglio, «Ha ricucito uno strappo che era senza precedenti. Si torna allo spirito del 1929» Lo storico Vian: inaudita la precedente configurazione, in «Corriere della Sera», 1° agosto 2026. «L'État c'est moi» e «Deus lo vult»! Quando il potere di un uomo diventa teocrazia statale assoluta... Papa Francesco – certo mal consigliato dal solito cerchio magico che lo ha fatto precipitare in una trappola diabolica – aveva esplicitamente collegato in modo del tutto inedito – nella "Costituzione" del Vaticano emanata nel 2023 – il potere temporale del Papa (legislativo, esecutivo, giudiziario) alla volontà di Dio, al mandato di Cristo, al "munus" petrino". Come se Pietro fosse stato un Capo di Stato! E come se Pietro – uomo come tutti – non avesse sbagliato miseramente. O come se anche gli sbagli, gli inganni, i raggiri, le trappole sulle cose terrene... – sbagli che possono portare alla crocifissione di un innocente, come abbiamo visto – rientrassero costitutivamente nel piano di Dio. Assurdo! «La Legge fondamentale di Francesco delineava una configurazione teocratica dello Stato inaudita. Il che spiega la durata effimera del suo testo: il canonista Prevost, non a caso, vi ha posto subito rimedio. (...) Certo, resta il problema della divisione dei poteri. Il Vaticano assicura le garanzie giudiziarie... Ma il problema c'è. Lo si è visto con il cosiddetto processo Becciu: se il Papa riassume in sé tutti i poteri, non esiste un'autonomia reale, è impossibile. Per questo dal '29, i predecessori di Francesco si sono ben guardati dall'usare il Tribunale dello Stato per processi importanti». (Giovanni Maria Vian). Sveglia! C'è un uomo innocente appeso alla croce! Anche in portoghese. -
Giuseppe Di Leo, Rassegna stampa vaticana, Radio Radicale, 2 agosto 2026. PIETRO NON ERA UN CAPO DI STATO (come invece faceva credere la "costituzione" di Francesco, emanata tre anni fa)! Nella mia lettera del marzo 2023 a papa Francesco, rendevo attento a un corto circuito pericolosissimo: il Papa – imbrogliato come in questo caso, ma anche se non fosse stato imbrogliato – è un essere umano e in quanto tale sbaglia. Se poi il Papa, in un processo, è l'Accusatore e al contempo il Magistrato supremo, beh, torniamo alle crocifissioni, anche di innocenti. -
Antonio Iovane, Via libera della Camera alla giornata per Enzo Tortora e per le vittime errori giudiziari, in «La Repubblica», 4 agosto 2026. In Italia ci sarà una giornata per Enzo Tortora e per le vittime degli errori giudiziari. In Vaticano istituiranno una giornata per Angelo Becciu e per le vittime degli errori giudiziari? O forse per le vittime dei complotti mediatico-giudiziari? -
Via libera della Camera alla Giornata dedicata a Enzo Tortora e alle vittime degli errori giudiziari, in «Facebook, 4 agosto 2026. Certo poi, gli errori giudiziari, ci vorrebbe anche il coraggio e l'onestà di smascherarli... Anche quanto non sono solo errori, ma veri e propri complotti. In Italia come in Vaticano. -
Bruno Desi, Maria Grazia Tufariello, Stefania Pettinacci e Giusepe Cherubino, Presunzione d'innocenza imposta ai pm: inutile, finché i media ne saranno esentati, in «Il Dubbio», 4 agosto 2026. Che fare quando l'andazzo in Italia è ben diverso? Non mollare. -
Giovanni M. Jacobazzi, Che fine ha fatto il «verminaio»? L'inchiesta sui dossieraggi rischia di finire in archivio, in «Il Riformista», 7 agosto 2026. Vi ricordate di Pasquale Striano, il finanziere dell'antimafia che operò illecitamente per incastrare persone innocenti? Chi erano i suoi mandanti in Vaticano? Magari gli stessi che hanno millantato di voler indagare su di lui? Uno scandalo eterno! E adesso vogliono insabbiare? Troppi poteri forte in gioco? -
Angelo Jannone, Quando Borsellino disse a Di Pietro «Bisogna fare presto, non c'è tempo», in «Il Tempo», 8 agosto 2026. Che ruolo giocò il suo collega Giuseppe Pignatone, il giudice vaticano che ha condannato un innocente senza un briciolo di prova in un processo farsa, nel frattempo indagato per favoreggiamento alla mafia? -
Giuliano Foschini, "Pressioni di Lavitola anche sulle inchieste tv". Il giornalista: non è vero, in «La Repubblica», 12 agosto 2026. Ma com'è piccolo il mondo! A chi si rivolgeva Sigfrido Ranucci, il diffusore delle calunnie contro il card. Becciu, per denunciare un caso di spionaggio di cui lui sarebbe stato vittima? A Giuseppe Pignatone! Giuseppe Pignantone, vale a dire il giudice del Vaticano che non ha mosso un ciglio per condannare le operazioni di spionaggio e dossieraggio illeciti – commissionate da chi, dentro il Vaticano? – compiute da Pasquale Striano in uno stato estero, contro un uomo innocente, il card. Becciu, che lui stesso – Pignatone! – doveva giudicare. E che ha poi condannato senza un briciolo di prova. Giuseppe Pignatone, il giudice ricattabile indagato per favoreggiametno alla mafia! PS Piccola domanda: ma a quando risalirebbe la denuncia di Ranucci? Perché se la cronologia non inganna (a quanto pare Lavitola entrava in Rai a partire dal 2019), Pignatone non era più procuratore di Roma, ma stava entrando in carica come giudice in Vaticano...! -
Giacomo Amadori, Un altro faccendiere alla corte di Ranucci, in «Libero», 12 agosto 2026. «A novembre il giornalista ha convinto la Procura di Roma a sentire come testimone un’altra sua fonte dal passato oscuro, il sessantottenne romano Marco Bernardini, l’ex informatore del Sisde (i vecchi servizi segreti interni) condannato in via definitiva a 5 anni e 8 mesi per i dossieraggi illegali Telecom (le contestazioni iniziali andavano dalla rivelazione di segreto di Stato all’associazione per delinquere, dalla corruzione all’accesso abusivo). Erano i tempi della Security guidata da Giuliano Tavaroli, che confezionò report illeciti su circa 5.000 personalità (politici, imprenditori, giornalisti, uomini della finanza e anche uomini dello sport), senza andare troppo per il sottile. La squadretta non usava solo hacker per spiare gli obiettivi, ma anche investigatori privati. Tra questi Emanuele Cipriani e Bernardini, che, al contrario di altri coindagati, non sono stati salvati dalla prescrizione. (...) Bernardini è diventato un affidabile «consulente» di Report. Al punto tale, che dopo l’attentato a casa sua, Ranucci lo ha spedito in Procura per quello che, oggi, appare come un chiaro depistaggio investigativo. All’inizio del verbale si legge: «Il signor Bernardini si presenta spontaneamente a seguito di contatti intercorsi per le vie brevi (a voce, ndr) tra il procuratore della Repubblica di Roma (Franco Lo Voi, ndr) e il giornalista Sigfrido Ranucci, dove quest’ultimo ha indicato Bernardini quale persona che potrebbe riferire circostanze utili in relazione all’attentato subito dal dottor Ranucci nello scorso mese di ottobre». Nella sua prima risposta, Bernardini svela il legame con il conduttore, che si sarebbe rivolto all’investigatore per scoprire se fosse «spiato»: «Quest’estate ho incontrato Ranucci, in quanto aveva dei problemi e mi ha chiesto se potevo interessarmi per sapere se in qualche modo era ascoltato o pedinato da qualcuno. Questo sulla base delle mie pregresse conoscenze ed esperienze personali e professionali». Quindi Ranucci non solo era un «amico fraterno» del pluripregiudicato Lavitola, presunto mandante dell’ordigno esploso davanti a casa del giornalista, ma, non sentendosi al sicuro, si era rivolto a un soggetto come Bernardini, anziché alle forze dell’ordine. Da questo momento in poi l’ex fonte dei servizi segreti, davanti ai pm, descrive scenari inquietanti e prende di mira in particolare il vicedirettore dell’Aisi Carlo De Donno, mentre difende Giuseppe Del Deo, che al contrario di De Donno è finito indagato nell’inchiesta sulla cosiddetta Squadra Fiore, un’agenzia investigativa privata composta anche da ex 007 infedeli. (...) gli inquirenti sembrano più interessati a raccogliere notizie su Deldeo, ma Bernardini, nel suo verbale, descrive l’ex vicedirettore dei Servizi interni come una vittima: «So solo che quando la Meloni non voleva più la scorta dell’Aisi dovevano trovare un capro espiatorio per le attività illegali di monitoraggio che verosimilmente compivano ai danni del premier e, quindi, lo hanno accompagnato alla porta. Anche Luca, il giornalista che mi ha intervistato (in realtà Giorgio Mottola, ndr), so che ha contattato Del Deo, ma quest’ultimo si è rifiutato di parlare». Le toghe tentano di scucire al testimone qualche notizia sulla Squadra Fiore e Bernardini non dà loro soddisfazione (...)». Toh!, Del Deo, colui che faceva "casini" con il Vaticano....! -
Pensieri sparsi e cortocircuiti. Visto che Sigfrido Ranucci cenava e parlava del "caso Becciu" con Valter Lavitola e con mons. Gianni Fusco (il tifoso del card. Parolin)...; visto che Diddi incarna l'accusa nel "processo più pazzo del millennio" in Vaticano...; viste soprattutto le calunnie diffuse da Report sull'innocente Becciu..., beh, suscita perplessità che: A) i due avvocati di Valter Lavitola sono Sergio e Arturo Cola; B) uno dei due, Arturo Cola, nel processo per la tentata estorsione a Silvio Belusconi, ha difeso Valter Lavitola in Cassazione insieme ad Alessandro Diddi; C) c'è un possibile conflitto tra il ruolo di Alessandro Diddi come Promotore di Giustizia del Vaticano e il suo ruolo come difensore di Lavitola; D) nel frattempo Lavitola «millantava colloqui con il segretario di Stato Vaticano» e il segretario di Stato vaticano Pietro Parolin, dopo lo pseudo attentato organizzato da Lavitola, esprime la sua vicinanza a Sigfrido Ranucci. -
Piero Sansonetti ("4 di sera", Rete4, 20 agosto 2026): «Report non era un grande giornalismo di inchiesta. Report era un luogo fondamentalmente di linciaggio». Ci racconta poi delle buste gialle che arrivavano sulle scrivanie di certi giornalisti, che tutti sapevano provenire da servizi segreti o da certi magistrati, i quali chiedevano la pubblicazione. Prosegue Sansonetti: «È un giornalismo in cui dominano pezzi minoritari di magistratura corrotta e servizi segreti». C'è una levata di scudi assurda della "categoria giornalistica", forse da parte di quei "tutti" di cui Sigfrido Ranucci dice di conservare le chat. Piero Sansonetti è uno dei pochi giornalisti seri, che ha il coraggio di dire la verità: Report non è giornalismo d'inchiesta. -
Quattro anni fa papa Francesco chiamò il card. Becciu: «Sono Francesco. Lei ha tutto il diritto di partecipare al Concistoro. Anche per lei deve valere il principio della presunzione di innocenza. La aspetto.» In seguito lo invitò personalmente a partecipare ai due concistori successivi, anche dopo la scellerata sentenza. Ora, va bene la "presunzione d'innocenza" – diritto umano che in Vaticano non è stato rispettato –, ma poi bisogna anche riconoscere l'innocenza, visto che tutti gli elementi emersi l'hanno confermata (AP). -
Ieri sera don Maurizio Patriciello ha parlato di perdono e giustizia. Il perdono è un dono meraviglioso, ma non esime dalla giustizia, che è riparazione del torto (non vendetta). -
Piccola riflessione amara. La Rai fatica a congedare (non a condannare, semplicemente a congedare) Sigfrido Ranucci, un personaggio che ne ha combinate di tutti i colori, perfino diffondendo calunnie contro un innocente. Il Vaticano – nello specifico papa Francesco – non ha esitato un secondo a cacciare con infamia, esponendolo alla più violenta gogna mondiale, il card. Becciu, un uomo onesto e fedele nel frattempo rivelatosi completamente innocente e anzi vittima di un brutale complotto, cui anche lo stesso Ranucci ha partecipato. Ed esclusivamente sulla base di chiacchiericcio, di menzogne, di calunnie. Meditate gente, meditate. E svegliatevi, don Abbondio! (AP) -
Stefano Lorenzetto, Giovanni Maria Vian: «Siamo eredi del Lutero cattolico, nati dal soldato friulano di Napoleone», in «Il NordEst», 8 settembre 2026. Come giudica il papato di Francesco? «In chiaroscuro. Chiaro fino al 2018. Poi Bergoglio si è come chiuso in sé stesso. Dopo la morte di Ratzinger, ha iniziato a sbandare. Prima si tratteneva, perché riconosceva la grandezza del Papa tedesco e gli era devoto, anche se credo che non sopportasse il confronto. Gli sarebbe bastato governare, ma non lo ha fatto, come i due predecessori non italiani dopo il 1978. Non si fidava di nessuno. Si appoggiava a collaboratori stravaganti, diciamo così. Li usava e li allontanava. Risultato: lo sgoverno». Fra costoro, figurava la lobbista Francesca Immacolata Chaouqui, principale accusatrice del cardinale Becciu. La quale portava a Bergoglio la torta di compleanno e si vantava sui social di fare la spesa all’Annona vaticana. Protagonista dello scandalo Vatileaks 2, fu condannata nel 2016 dal tribunale vaticano a 10 mesi per concorso nella divulgazione di documenti riservati della Santa Sede. «La incontrai all’Osservatore su richiesta di una persona influente. Voleva arrivare a Francesco, perché sosteneva che fosse in pericolo. Le risposi: guardi, secondo me, il Papa non è affatto in pericolo e comunque sa difendersi benissimo da solo». A me Becciu rivelò che la nomina di Chaouqui nella Cosea, commissione che avrebbe dovuto riorganizzare la struttura economica e amministrativa della Santa Sede, avvenne a sua insaputa. «È uno degli aspetti poco chiari del governo bergogliano. La residenza del Papa a Santa Marta ha significato il venir meno dei filtri istituzionali, rodati da secoli nel Palazzo Apostolico. Sotto il Cupolone, dove non mancano i battutisti urticanti, si malignava: “Ha voluto chiudere la corte e non si è accorto di aver aperto un cortile”». Ritiene Becciu colpevole? «No, sicuramente innocente». Ecco spiegato perché vi hanno defenestrati tutt’e due. «La sua rimozione, un vero calvario, è un enigma in cui si mescolano aspetti caratteriali e gelosie. Fu lo stesso Francesco a dirgli, dopo avergli revocato le prerogative cardinalizie sulla base di un’inchiesta dell’Espresso che alla prova dei fatti si è rivelata una montatura: “C’è qualcuno che ti vuole male”. Ma in questa vicenda c’entra anche una peculiarità di Bergoglio: il voler mostrare che lui non guardava in faccia nessuno. Aggiunga la volontà di minimizzare la Segreteria di Stato. Non è un mistero che detestasse la curia. Il caso Becciu è servito allo scopo». Come andrà a finire? «È un intrico complicato e molto criticato sul piano del diritto, come ha avuto il coraggio di scrivere il cardinale spagnolo Julián Herranz, giurista esperto e rigoroso, nel suo libro Due papi dedicato a Benedetto e Francesco. Il mio maestro Manlio Simonetti, che all’università ne aveva viste di tutti i colori, mi ripeteva spesso: “L’unico modo per far saltare un concorso è il vizio di forma”». Quindi? «In Vaticano non accadrà mai che venga sconfessato un pontefice defunto. Leone XIV, in netta controtendenza rispetto al suo predecessore, ha però messo in chiaro fin da subito che “i papi passano, ma la curia resta”, ridandole così fiducia. E ha nominato sostituto della Segreteria di Stato il bergamasco Paolo Rudelli, un diplomatico di prim’ordine, solido e prudente». -
Filippo Facci, L'ultima di Scarpinato: "Sono stato spiato". Ma è tutto legittimo, in «Il Giornale», 11 settembre 2026. Paolo Borsellino, riferendosi a certi suoi colleghi, parlava di un "nido di vipere". A chi si riferiva esattamente? Magari anche e al giudice vaticano Giuseppe Pignatone, indagato con Gioacchino Natoli per favoreggiamento alla mafia? -
Vittorio Feltri, Francesco, il Papa amico, in «Il Giornale», 16 settembre 2026. «Gli avrei detto che sbagliò a mettere in croce il cardinale Angelo Becciu, privandolo nel 2020 dei diritti connessi al cardinalato prima che un tribunale si pronunciasse. Becciu fu poi condannato in primo grado, ma il procedimento non è concluso: nel marzo 2026 la Corte d’appello vaticana ha dichiarato la nullità relativa del primo grado e disposto la rinnovazione del dibattimento. Non è stato assolto, dunque, però neppure si può fingere che quel processo sia stato un modello di linearità. A Francesco avrei ripetuto ciò che scrissi quando era ancora vivo: Santo Padre, stacchi i chiodi e tiri giù Becciu da quella croce.» Beh, non condivido tutto, ma Feltri ha capito qualche cosa di fondamentale, e l'ha capita tra i primi: Becciu è una vittima innocente. Vittima anche di Francesco, oltre che di un brutale complotto (AP). -
Damiano Aliprandi, Depistaggio pista nera, il controesame smonta i riscontri di Scarpinato, in «Il Dubbio», 16 settembre 2026. Quanti palloni... sgonfiati. Se non peggio.
















































