Sul sistema giudiziario vaticano (trentasettesima parte)                   >>> per la parte precedente clicca qui

«Di tutte le ingiustizie, nessuna è più deprecabile di quella di coloro che, quanto più ti ingannano, tanto più fanno in modo di sembrare uomini onesti» (Cicerone, “Sui doveri”, I, 13, 41)

«Se non è rispettata la giustizia, che cosa sono gli Stati se non delle grandi bande di ladri? Perché anche le bande dei briganti che cosa sono se non dei piccoli Stati?» (Agostino, "De Civitate Dei", cap. IV, 4).


  1. BulletVia D'Amelio: la ricostruzione storica di Fabio Trizzino in Commissione Antimafia, in «Progetto San Francesco», 31 luglio 2026. Tra quegli strani colleghi di Paolo Borsellino a Palermo: «... ne ho trovato traccia nella richiesta di archiviazione della dottoressa Gilda Loforti, con riferimento a una dichiarazione frutto di un cattivo ricordo del dottor Pignatone, con riferimento alla riunione dell’8-10 luglio in cui Borsellino sarebbe stato informato dell’archiviazione. Ebbene, a pagina 79 di quel verbale che finalmente siamo riusciti a trovare, il dottor Pignatone dichiara che in quella riunione, svoltasi tra l’8 e il 10 luglio, si parlò delle archiviazionie il dottor Borsellino quindi ne era al corrente. Piccolo particolare, il dottor Borsellino dal 6 al 9 si trovava a Francoforte a Mannheim e poi risiede a Roma fino al 12 luglio. Questo emerge dalla sua agenda grigia ed emerge come inconfutabilmente e oggettivamente accertato nell’ambito dei processi sulla strage di via D’Amelio. Quindi il dottor Pignatone ricorda male, Borsellino alla riunione o dell’8 o del 10 luglio non ci poteva essere perché era in Germania e il 10 era a Roma.» Su quel giudice vaticano indagato per favoreggiamento alla mafia, Giuseppe Pignatone, che ha condannato un innocente in un processo farsa.

  2. BulletAlessandro Di Bussolo, Il Papa firma la nuova "Costituzione" dello Stato della Città del Vaticano, in «Vatican News», 31 luglio 2026.

  3. BulletD.F.C., La nuova Legge fondamentale di Leone XIV: che cosa cambia in Vaticano, in «Silere non possum», 31 luglio 2026. «Il coraggio di Leone XIV dovrà misurarsi anzitutto sulla nomina di un nuovo Promotore di Giustizia: una figura sulla quale non gravino ombre, dotata di reale conoscenza della Chiesa e di competenze solide nel diritto vaticano e canonico. Dopo quanto accaduto, non sono più ammissibili soluzioni di continuità, compromessi interni o nomine dettate da appartenenze e protezioni.»

  4. BulletGian Guido Vecchi, Prevost firma la nuova Costituzione. Via la parte teocratica di Bergoglio, «Ha ricucito uno strappo che era senza precedenti. Si torna allo spirito del 1929» Lo storico Vian: inaudita la precedente configurazione, in «Corriere della Sera», 1° agosto 2026. «L'État c'est moi» e «Deus lo vult»! Quando il potere di un uomo diventa teocrazia statale assoluta... Papa Francesco – certo mal consigliato dal solito cerchio magico che lo ha fatto precipitare in una trappola diabolica – aveva esplicitamente collegato in modo del tutto inedito – nella "Costituzione" del Vaticano emanata nel 2023 – il potere temporale del Papa (legislativo, esecutivo, giudiziario) alla volontà di Dio, al mandato di Cristo, al "munus" petrino". Come se Pietro fosse stato un Capo di Stato! E come se Pietro – uomo come tutti – non avesse sbagliato miseramente. O come se anche gli sbagli, gli inganni, i raggiri, le trappole sulle cose terrene... – sbagli che possono portare alla crocifissione di un innocente, come abbiamo visto – rientrassero costitutivamente nel piano di Dio. Assurdo! «La Legge fondamentale di Francesco delineava una configurazione teocratica dello Stato inaudita. Il che spiega la durata effimera del suo testo: il canonista Prevost, non a caso, vi ha posto subito rimedio. (...) Certo, resta il problema della divisione dei poteri. Il Vaticano assicura le garanzie giudiziarie... Ma il problema c'è. Lo si è visto con il cosiddetto processo Becciu: se il Papa riassume in sé tutti i poteri, non esiste un'autonomia reale, è impossibile. Per questo dal '29, i predecessori di Francesco si sono ben guardati dall'usare il Tribunale dello Stato per processi importanti». (Giovanni Maria Vian). Sveglia! C'è un uomo innocente appeso alla croce! Anche in portoghese.

  5. BulletGiuseppe Di Leo, Rassegna stampa vaticana, Radio Radicale, 2 agosto 2026. PIETRO NON ERA UN CAPO DI STATO (come invece faceva credere la "costituzione" di Francesco, emanata tre anni fa)! Nella mia lettera del marzo 2023 a papa Francesco, rendevo attento a un corto circuito pericolosissimo: il Papa – imbrogliato come in questo caso, ma anche se non fosse stato imbrogliato – è un essere umano e in quanto tale sbaglia. Se poi il Papa, in un processo, è l'Accusatore e al contempo il Magistrato supremo, beh, torniamo alle crocifissioni, anche di innocenti.

  6. BulletAntonio Iovane, Via libera della Camera alla giornata per Enzo Tortora e per le vittime errori giudiziari, in «La Repubblica», 4 agosto 2026. In Italia ci sarà una giornata per Enzo Tortora e per le vittime degli errori giudiziari. In Vaticano istituiranno una giornata per Angelo Becciu e per le vittime degli errori giudiziari? O forse per le vittime dei complotti mediatico-giudiziari?

  7. BulletVia libera della Camera alla Giornata dedicata a Enzo Tortora e alle vittime degli errori giudiziari, in «Facebook, 4 agosto 2026. Certo poi, gli errori giudiziari, ci vorrebbe anche il coraggio e l'onestà di smascherarli... Anche quanto non sono solo errori, ma veri e propri complotti. In Italia come in Vaticano.

  8. BulletBruno Desi, Maria Grazia Tufariello, Stefania Pettinacci e Giusepe Cherubino, Presunzione d'innocenza imposta ai pm: inutile, finché i media ne saranno esentati, in «Il Dubbio», 4 agosto 2026. Che fare quando l'andazzo in Italia è ben diverso? Non mollare.

  9. BulletGiovanni M. Jacobazzi, Che fine ha fatto il «verminaio»? L'inchiesta sui dossieraggi rischia di finire in archivio, in «Il Riformista», 7 agosto 2026. Vi ricordate di Pasquale Striano, il finanziere dell'antimafia che operò illecitamente per incastrare persone innocenti? Chi erano i suoi mandanti in Vaticano? Magari gli stessi che hanno millantato di voler indagare su di lui? Uno scandalo eterno! E adesso vogliono insabbiare? Troppi poteri forte in gioco?

  10. BulletAngelo Jannone, Quando Borsellino disse a Di Pietro «Bisogna fare presto, non c'è tempo», in «Il Tempo», 8 agosto 2026. Che ruolo giocò il suo collega Giuseppe Pignatone, il giudice vaticano che ha condannato un innocente senza un briciolo di prova in un processo farsa, nel frattempo indagato per favoreggiamento alla mafia?

  11. BulletGiuliano Foschini, "Pressioni di Lavitola anche sulle inchieste tv". Il giornalista: non è vero, in «La Repubblica», 12 agosto 2026. Ma com'è piccolo il mondo! A chi si rivolgeva Sigfrido Ranucci, il diffusore delle calunnie contro il card. Becciu, per denunciare un caso di spionaggio di cui lui sarebbe stato vittima? A Giuseppe Pignatone! Giuseppe Pignantone, vale a dire il giudice del Vaticano che non ha mosso un ciglio per condannare le operazioni di spionaggio e dossieraggio illeciti – commissionate da chi, dentro il Vaticano? – compiute da Pasquale Striano in uno stato estero, contro un uomo innocente, il card. Becciu, che lui stesso – Pignatone! – doveva giudicare. E che ha poi condannato senza un briciolo di prova. Giuseppe Pignatone, il giudice ricattabile indagato per favoreggiametno alla mafia! PS Piccola domanda: ma a quando risalirebbe la denuncia di Ranucci? Perché se la cronologia non inganna (a quanto pare Lavitola entrava in Rai a partire dal 2019), Pignatone non era più procuratore di Roma, ma stava entrando in carica come giudice in Vaticano...!

  12. BulletGiacomo Amadori, Un altro faccendiere alla corte di Ranucci, in «Libero», 12 agosto 2026. «A novembre il giornalista ha convinto la Procura di Roma a sentire come testimone un’altra sua fonte dal passato oscuro, il sessantottenne romano Marco Bernardini, l’ex informatore del Sisde (i vecchi servizi segreti interni) condannato in via definitiva a 5 anni e 8 mesi per i dossieraggi illegali Telecom (le contestazioni iniziali andavano dalla rivelazione di segreto di Stato all’associazione per delinquere, dalla corruzione all’accesso abusivo). Erano i tempi della Security guidata da Giuliano Tavaroli, che confezionò report illeciti su circa 5.000 personalità (politici, imprenditori, giornalisti, uomini della finanza e anche uomini dello sport), senza andare troppo per il sottile. La squadretta non usava solo hacker per spiare gli obiettivi, ma anche investigatori privati. Tra questi Emanuele Cipriani e Bernardini, che, al contrario di altri coindagati, non sono stati salvati dalla prescrizione. (...) Bernardini è diventato un affidabile «consulente» di Report. Al punto tale, che dopo l’attentato a casa sua, Ranucci lo ha spedito in Procura per quello che, oggi, appare come un chiaro depistaggio investigativo. All’inizio del verbale si legge: «Il signor Bernardini si presenta spontaneamente a seguito di contatti intercorsi per le vie brevi (a voce, ndr) tra il procuratore della Repubblica di Roma (Franco Lo Voi, ndr) e il giornalista Sigfrido Ranucci, dove quest’ultimo ha indicato Bernardini quale persona che potrebbe riferire circostanze utili in relazione all’attentato subito dal dottor Ranucci nello scorso mese di ottobre». Nella sua prima risposta, Bernardini svela il legame con il conduttore, che si sarebbe rivolto all’investigatore per scoprire se fosse «spiato»: «Quest’estate ho incontrato Ranucci, in quanto aveva dei problemi e mi ha chiesto se potevo interessarmi per sapere se in qualche modo era ascoltato o pedinato da qualcuno. Questo sulla base delle mie pregresse conoscenze ed esperienze personali e professionali». Quindi Ranucci non solo era un «amico fraterno» del pluripregiudicato Lavitola, presunto mandante dell’ordigno esploso davanti a casa del giornalista, ma, non sentendosi al sicuro, si era rivolto a un soggetto come Bernardini, anziché alle forze dell’ordine. Da questo momento in poi l’ex fonte dei servizi segreti, davanti ai pm, descrive scenari inquietanti e prende di mira in particolare il vicedirettore dell’Aisi Carlo De Donno, mentre difende Giuseppe Del Deo, che al contrario di De Donno è finito indagato nell’inchiesta sulla cosiddetta Squadra Fiore, un’agenzia investigativa privata composta anche da ex 007 infedeli. (...) gli inquirenti sembrano più interessati a raccogliere notizie su Deldeo, ma Bernardini, nel suo verbale, descrive l’ex vicedirettore dei Servizi interni come una vittima: «So solo che quando la Meloni non voleva più la scorta dell’Aisi dovevano trovare un capro espiatorio per le attività illegali di monitoraggio che verosimilmente compivano ai danni del premier e, quindi, lo hanno accompagnato alla porta. Anche Luca, il giornalista che mi ha intervistato (in realtà Giorgio Mottola, ndr), so che ha contattato Del Deo, ma quest’ultimo si è rifiutato di parlare». Le toghe tentano di scucire al testimone qualche notizia sulla Squadra Fiore e Bernardini non dà loro soddisfazione (...)». Toh!, Del Deo, colui che faceva "casini" con il Vaticano....!

  13. BulletPensieri sparsi e cortocircuiti. Visto che Sigfrido Ranucci cenava e parlava del "caso Becciu" con Valter Lavitola e con mons. Gianni Fusco (il tifoso del card. Parolin)...; visto che Diddi incarna l'accusa nel "processo più pazzo del millennio" in Vaticano...; viste soprattutto le calunnie diffuse da Report sull'innocente Becciu..., beh, suscita perplessità che: A) i due avvocati di Valter Lavitola sono Sergio e Arturo Cola; B) uno dei due, Arturo Cola, nel processo per la tentata estorsione a Silvio Belusconi, ha difeso Valter Lavitola in Cassazione insieme ad Alessandro Diddi; C) c'è un possibile conflitto tra il ruolo di Alessandro Diddi come Promotore di Giustizia del Vaticano e il suo ruolo come difensore di Lavitola; D) nel frattempo Lavitola «millantava colloqui con il segretario di Stato Vaticano» e il segretario di Stato vaticano Pietro Parolin, dopo lo pseudo attentato organizzato da Lavitola, esprime la sua vicinanza a Sigfrido Ranucci.

  14. BulletPiero Sansonetti ("4 di sera", Rete4, 20 agosto 2026): «Report non era un grande giornalismo di inchiesta. Report era un luogo fondamentalmente di linciaggio». Ci racconta poi delle buste gialle che arrivavano sulle scrivanie di certi giornalisti, che tutti sapevano provenire da servizi segreti o da certi magistrati, i quali chiedevano la pubblicazione. Prosegue Sansonetti: «È un giornalismo in cui dominano pezzi minoritari di magistratura corrotta e servizi segreti». C'è una levata di scudi assurda della "categoria giornalistica", forse da parte di quei "tutti" di cui Sigfrido Ranucci dice di conservare le chat. Piero Sansonetti è uno dei pochi giornalisti seri, che ha il coraggio di dire la verità: Report non è giornalismo d'inchiesta.

  15. BulletQuattro anni fa papa Francesco chiamò il card. Becciu: «Sono Francesco. Lei ha tutto il diritto di partecipare al Concistoro. Anche per lei deve valere il principio della presunzione di innocenza. La aspetto.» In seguito lo invitò personalmente a partecipare ai due concistori successivi, anche dopo la scellerata sentenza. Ora, va bene la "presunzione d'innocenza" – diritto umano che in Vaticano non è stato rispettato –, ma poi bisogna anche riconoscere l'innocenza, visto che tutti gli elementi emersi l'hanno confermata (AP).

  16. BulletIeri sera don Maurizio Patriciello ha parlato di perdono e giustizia. Il perdono è un dono meraviglioso, ma non esime dalla giustizia, che è riparazione del torto (non vendetta).

  17. BulletPiccola riflessione amara. La Rai fatica a congedare (non a condannare, semplicemente a congedare) Sigfrido Ranucci, un personaggio che ne ha combinate di tutti i colori, perfino diffondendo calunnie contro un innocente. Il Vaticano – nello specifico papa Francesco – non ha esitato un secondo a cacciare con infamia, esponendolo alla più violenta gogna mondiale, il card. Becciu, un uomo onesto e fedele nel frattempo rivelatosi completamente innocente e anzi vittima di un brutale complotto, cui anche lo stesso Ranucci ha partecipato. Ed esclusivamente sulla base di chiacchiericcio, di menzogne, di calunnie. Meditate gente, meditate. E svegliatevi, don Abbondio! (AP)

  18. BulletScarpinato, Natoli e gli accordi prima dell'audizione in Antimafia, in «Progetto San Francesco», 28 agosto 2026.

  19. BulletMassimiliano Scagliarini, Dossieraggio, l'ex procuratore Laudati rischia il processo con Striano: «L'ufficiale spiò politici e vip, anche Lavitola», in «La Gazzetta del Mezzogiorno», 3 settembre 2026.

  20. BulletStefano Lorenzetto, Giovanni Maria Vian: «Siamo eredi del Lutero cattolico, nati dal soldato friulano di Napoleone», in «Il NordEst», 8 settembre 2026. Come giudica il papato di Francesco? «In chiaroscuro. Chiaro fino al 2018. Poi Bergoglio si è come chiuso in sé stesso. Dopo la morte di Ratzinger, ha iniziato a sbandare. Prima si tratteneva, perché riconosceva la grandezza del Papa tedesco e gli era devoto, anche se credo che non sopportasse il confronto. Gli sarebbe bastato governare, ma non lo ha fatto, come i due predecessori non italiani dopo il 1978. Non si fidava di nessuno. Si appoggiava a collaboratori stravaganti, diciamo così. Li usava e li allontanava. Risultato: lo sgoverno». Fra costoro, figurava la lobbista Francesca Immacolata Chaouqui, principale accusatrice del cardinale Becciu. La quale portava a Bergoglio la torta di compleanno e si vantava sui social di fare la spesa all’Annona vaticana. Protagonista dello scandalo Vatileaks 2, fu condannata nel 2016 dal tribunale vaticano a 10 mesi per concorso nella divulgazione di documenti riservati della Santa Sede. «La incontrai all’Osservatore su richiesta di una persona influente. Voleva arrivare a Francesco, perché sosteneva che fosse in pericolo. Le risposi: guardi, secondo me, il Papa non è affatto in pericolo e comunque sa difendersi benissimo da solo». A me Becciu rivelò che la nomina di Chaouqui nella Cosea, commissione che avrebbe dovuto riorganizzare la struttura economica e amministrativa della Santa Sede, avvenne a sua insaputa. «È uno degli aspetti poco chiari del governo bergogliano. La residenza del Papa a Santa Marta ha significato il venir meno dei filtri istituzionali, rodati da secoli nel Palazzo Apostolico. Sotto il Cupolone, dove non mancano i battutisti urticanti, si malignava: “Ha voluto chiudere la corte e non si è accorto di aver aperto un cortile”». Ritiene Becciu colpevole? «No, sicuramente innocente». Ecco spiegato perché vi hanno defenestrati tutt’e due. «La sua rimozione, un vero calvario, è un enigma in cui si mescolano aspetti caratteriali e gelosie. Fu lo stesso Francesco a dirgli, dopo avergli revocato le prerogative cardinalizie sulla base di un’inchiesta dell’Espresso che alla prova dei fatti si è rivelata una montatura: “C’è qualcuno che ti vuole male”. Ma in questa vicenda c’entra anche una peculiarità di Bergoglio: il voler mostrare che lui non guardava in faccia nessuno. Aggiunga la volontà di minimizzare la Segreteria di Stato. Non è un mistero che detestasse la curia. Il caso Becciu è servito allo scopo». Come andrà a finire? «È un intrico complicato e molto criticato sul piano del diritto, come ha avuto il coraggio di scrivere il cardinale spagnolo Julián Herranz, giurista esperto e rigoroso, nel suo libro Due papi dedicato a Benedetto e Francesco. Il mio maestro Manlio Simonetti, che all’università ne aveva viste di tutti i colori, mi ripeteva spesso: “L’unico modo per far saltare un concorso è il vizio di forma”». Quindi? «In Vaticano non accadrà mai che venga sconfessato un pontefice defunto. Leone XIV, in netta controtendenza rispetto al suo predecessore, ha però messo in chiaro fin da subito che “i papi passano, ma la curia resta”, ridandole così fiducia. E ha nominato sostituto della Segreteria di Stato il bergamasco Paolo Rudelli, un diplomatico di prim’ordine, solido e prudente».

  21. BulletFilippo Facci, L'ultima di Scarpinato: "Sono stato spiato". Ma è tutto legittimo, in «Il Giornale», 11 settembre 2026. Paolo Borsellino, riferendosi a certi suoi colleghi, parlava di un "nido di vipere". A chi si riferiva esattamente? Magari anche e al giudice vaticano Giuseppe Pignatone, indagato con Gioacchino Natoli per favoreggiamento alla mafia?

  22. BulletVittorio Feltri, Francesco, il Papa amico, in «Il Giornale», 16 settembre 2026. «Gli avrei detto che sbagliò a mettere in croce il cardinale Angelo Becciu, privandolo nel 2020 dei diritti connessi al cardinalato prima che un tribunale si pronunciasse. Becciu fu poi condannato in primo grado, ma il procedimento non è concluso: nel marzo 2026 la Corte d’appello vaticana ha dichiarato la nullità relativa del primo grado e disposto la rinnovazione del dibattimento. Non è stato assolto, dunque, però neppure si può fingere che quel processo sia stato un modello di linearità. A Francesco avrei ripetuto ciò che scrissi quando era ancora vivo: Santo Padre, stacchi i chiodi e tiri giù Becciu da quella croce.» Beh, non condivido tutto, ma Feltri ha capito qualche cosa di fondamentale, e l'ha capita tra i primi: Becciu è una vittima innocente. Vittima anche di Francesco, oltre che di un brutale complotto (AP).

  23. BulletDamiano Aliprandi, Depistaggio pista nera, il controesame smonta i riscontri di Scarpinato, in «Il Dubbio», 16 settembre 2026. Quanti palloni... sgonfiati. Se non peggio.

  24. BulletFrancisco José Campos Martínez, Boni, Geraldina, Manuel Ganarin e Alberto Tomer. Il «processo Becciu»..., in «Estudios Eclesiásticos», settembre 2026. «Il processo contro il cardinale Becciu e altri nove imputati passerà alla storia non solo per la rilevanza degli imputati o le cifre milionarie del controverso immobile vaticano a Londra, ma per aver messo in scacco la credibilità  dello stesso sistema giudiziario vaticano. (...) La Corte Europea potrebbe pronunciarsi contro la sentenza del Vaticano. (...) si conclude esprimendo la speranza che la Corte d'Appello o, in ultima istanza, di Cassazione dello Stato della Città del Vaticano rimediare al Prestigio della giustizia vaticana che emenda ciò che questa sentenza ha distrutto, in modo così grave e ingiusto. (...) esamina come lo sviluppo del processo Becciu non solo ha lesionato gravemente il principio del giusto processo, influenzando in modo inaccettabile al diritto di difesa dell'imputato, ma ha comportato ripetute violazioni di diverse garanzie che attualmente informano gli ordinamenti giuridici statali e che nel prossimo futuro possono avere effetti dirompenti sulla reputazione internazionale dello Stato della Città del Vaticano e, di conseguenza, anche della Santa Sede. Questa perdita di reputazione e credibilità si verifica non solo agli occhi della comunità internazionale, ma anche di potenziali operatori economici. (...) Il giusto processo sia ripristinato, per il bene degli imputati e dell'opinione pubblica. Una decisione che richiederà, senza dubbio, coraggio e coraggio, ma che è il minimo che ci si può aspettare da coloro che, nella Chiesa, sono stati chiamati al nobile esercizio di impartire giustizia. Per gli autori, il "processo Becciu" dovrebbe essere l'ultimo della sua classe, chiedendo nella Chiesa un'effettiva separazione dei poteri dove il Papa, pur mantenendo il suo potere supremo, delega irrevocabilmente le funzioni giudiziarie nei tribunali che non sono alterati da interventi legislative ad hoc. In conclusione, Il «processo Becciu» non è solo un libro sul caso di un Cardinale caduto in disgrazia, ma un serio avvertimento sulla salute del sistema giudiziario vaticano e, in definitiva, della stessa Chiesa cattolica.»
  25. BulletFranca Giansoldati, Caso Becciu, sei anni dopo si torna al punto di partenza: il test del giusto processo per Leone XIV, in «Il Messaggero», 22 settembre 2026. «Sei anni dopo, il caso Becciu torna al punto dal quale era partito: la giustizia. Era il 24 settembre 2020 quando papa Francesco convocò il cardinale Angelo Becciu e ne provocò la clamorosa uscita di scena dalla Curia, accettandone la rinuncia alla guida della Congregazione delle Cause dei Santi e ai diritti connessi al cardinalato. Quella sera cominciava una vicenda destinata a trasformarsi nel più importante processo finanziario mai celebrato nello Stato pontificio e nel primo con un cardinale sul banco degli imputati. Sul tavolo papale c'era anche un'inchiesta giornalistica destinata a pesare enormemente sul clima che accompagnò l'esplosione del caso. L'«Espresso», allora diretto da Marco Damilano, aveva già chiuso il numero che sarebbe arrivato in edicola il 27 settembre con una copertina dedicata alle finanze vaticane e il titolo «Fuori i mercanti dal tempio». L'inchiesta anticipava accuse sulla gestione dei fondi vaticani e sui finanziamenti finiti in Sardegna. Lo stesso settimanale sostenne che la notizia dell'inchiesta avesse contribuito ad accelerare gli eventi. Becciu arrivò successivamente a citare in giudizio l'«Espresso», sostenendo, tra l'altro, che Francesco avesse avuto tra le mani una copia anticipata del giornale durante l'udienza che segnò la sua caduta. Anche questo passaggio finì così dentro lo scontro tra il cardinale, il settimanale e il pontificato bergogliano. (...) Il procedimento è diventato un banco di prova per l'intero sistema giudiziario vaticano e, inevitabilmente, anche per Leone XIV, che della giustizia, del rispetto della persona e della trasparenza ha fatto temi ricorrenti del pontificato. Le perplessità, del resto, non sono nuove. Nel corso degli anni autorevoli canonisti e giuristi hanno sollevato interrogativi sulle garanzie del giusto processo, mentre le difese hanno contestato aspetti relativi al contraddittorio, all'accesso agli atti e alla parità tra accusa e imputati. (...) Nel marzo scorso la Corte ha infatti riconosciuto una «nullità relativa» del primo grado e disposto la rinnovazione di una parte del dibattimento, accogliendo alcune eccezioni relative al mancato deposito integrale degli atti istruttori. La sentenza non è stata cancellata nel suo complesso, ma è stato stabilito che le difese debbano poter conoscere il materiale sul quale si fonda l'accusa. (...) Nel marzo scorso i magistrati, accogliendo le eccezioni delle difese e riconoscendo la «nullità relativa» del primo grado, avevano ordinato «la rinnovazione del dibattimento», imponendo al Promotore di Giustizia di depositare integralmente tutti gli atti e i documenti del procedimento istruttorio. Un adempimento che ancora non è stato completato. Il processo riporta così in superficie una storia cominciata sei anni fa sotto Francesco e destinata a trovare il suo approdo sotto Leone XIV. Ed è forse questa la novità istituzionalmente più rilevante. Il nuovo Papa non è chiamato a stabilire se Becciu sia colpevole o innocente: spetta ai giudici. Ma è sotto il suo pontificato che la giustizia vaticana dovrà dimostrare di saper rispondere ai dubbi accumulati attorno a un procedimento eccezionale per durata, dimensioni e modalità. Leone non intende interferire con il lavoro dei magistrati, ma la linea indicata è quella di lasciare parlare il diritto: il diritto canonico e quello processuale, nel rispetto delle regole del giusto processo. Proprio quelle garanzie sulle quali, in questi anni, illustri giuristi e cardinali canonisti hanno sollevato più di una perplessità. (...) Per Leone XIV, che continua a indicare nella giustizia uno dei cardini della vita della Chiesa, è un test che ormai va ben oltre il destino giudiziario di un singolo cardinale.» COSA VALGONO SEI ANNI (E UNA MONTAGNA DI FANGO) NELLA VITA DI UN UOMO INNOCENTE? Che scandalo comporta per la Chiesa una giustizia vaticana corrotta? Anche in francese. E in inglese. E in tedesco. E in spagnolo.

  26. BulletD.G.V., A Torreciudad si litiga ancora sulla statua della Vergine, in «Silere non possum», 22 settembre 2026. «Non è la prima volta che lo vediamo, e nemmeno la prima volta che lo vediamo con lo stesso protagonista. Nel processo sul palazzo di Sloane Avenue il diritto vaticano è stato piegato ai rescritti firmati da Francesco per estendere i poteri del promotore di giustizia; una volta morto il Papa, la Corte d'Appello ha ribaltato la sentenza di primo grado. A presiedere quella Corte c'era Alejandro Arellano Cedillo, lo stesso decano della Rota che Francesco aveva mandato a Torreciudad per rendere «visibile» la propria «diretta intervención». Un giudice che sotto un pontefice applica un indirizzo e sotto il successivo ne applica un altro non è un problema di persone. È il segno che le regole, nella Chiesa di questi anni, hanno la durata del pontificato che le ha volute.»

  27. BulletVik van Brantegem, Caso Becciu, sei anni dopo si torna al punto di partenza. Il «processo sul processo» della giustizia vaticana, in «Korazym», 24 settembre 2026. Ottima sintesi di Vik van Brantegem sul "processo più pazzo del mondo (e della storia)" «Sono trascorsi esattamente sei anni da quel 24 settembre 2020 in cui Papa Francesco convocò S.Em.R. il Signor Cardinale Giovanni Angelo Becciu e accetto la sua rinuncia forzata dalla carica di Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi e «dai diritti connessi al Cardinalato». Una formula senza precedenti, applicata senza che al Cardinal Becciu fosse contestato formalmente un reato, senza un procedimento canonico o penale e senza che gli fosse concessa la possibilità di conoscere gli elementi raccolti contro di lui e di difendersi. Sei anni dopo, trascorso un processo di primo grado durato oltre due anni e concluso il 16 dicembre 2023 con la condanna del Cardinal Becciu a cinque anni e sei mesi di reclusione, senza alcuna prova della sua colpevolezza, il caso si trova nuovamente davanti al problema dal quale tutto aveva avuto origine: il rispetto delle garanzie fondamentali, la conoscenza integrale degli atti e l’effettività del diritto di difesa. In un post pubblicato oggi su Facebook, Andrea Paganini, curatore della Rassegna Stampa sul «caso Becciu», ripercorre i sei anni trascorsi dal 24 settembre 2020 definendoli l’«interminabile via crucis» del Cardinal Becciu e ponendo una domanda radicale: «Quanto vale la vita di un uomo?». Paganini richiama la rinuncia imposta prima di qualsiasi contestazione formale, la campagna mediatica, il mancato deposito integrale del materiale probatorio, le parti omissate delle dichiarazioni di Mons. Alberto Perlasca e le chat emerse successivamente, sostenendo che questi elementi confermino una costruzione accusatoria viziata fin dall’origine. Ricorda inoltre la condanna per calunnia di Nicola Giampaolo, l’inammissibilità dell’appello dell’accusa e, soprattutto, la decisione del 17 marzo 2026 con cui la Corte d’Appello vaticana ha riconosciuto la nullità relativa, ordinato la rinnovazione del dibattimento e imposto il deposito integrale degli atti. Nella lettura dichiaratamente schierata di Paganini, i ripetuti depositi incompleti non rappresentano una semplice irregolarità tecnica, ma una persistente lesione del diritto di difesa e della presunzione d’innocenza, con conseguenze sulla credibilità della giustizia vaticana e della stessa Chiesa: se le istituzioni giudiziarie e la stampa non sapranno ristabilire la verità, conclude, «lo farà la storia». Franca Giansoldati, una dei pochi vaticanisti che hanno seguito con continuità e attenzione critica l’intera vicenda, ha sintetizzato su Il Messaggero il punto al quale si è arrivati: «Sei anni dopo si torna al punto di partenza». (...) La vicenda giudiziaria non cominciò il 24 settembre 2020. Le indagini sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato e sull’operazione immobiliare di Sloane Avenue erano già in corso, accompagnate da fughe di notizie, ricostruzioni mediatiche e provvedimenti investigativi. Fino a quel giorno, tuttavia, il Cardinale Becciu non risultava formalmente coinvolto. La convocazione serale presso Casa Santa Marta e la successiva comunicazione della Sala Stampa della Santa Sede produssero immediatamente una condanna pubblica anticipata. Nel racconto mediatico la rinuncia ai diritti cardinalizi fu letta come prova di colpevolezza, benché non fosse stata ancora formulata un’imputazione e mancassero tanto un processo quanto una sentenza. È questo il peccato originale che ha continuato a pesare sulla vicenda: prima la pena pubblica, poi la ricerca della sua giustificazione giudiziaria. (...) Il passaggio decisivo è arrivato il 17 marzo 2026. La Corte d’Appello dello Stato della Città del Vaticano, presieduta da Mons. Alejandro Arellano Cedillo, ha accolto una parte sostanziale delle eccezioni difensive e riconosciuto che nel giudizio di primo grado si era verificata una violazione delle norme processuali. La Corte ha dichiarato una «nullità relativa» che, non essendo stata sanata e avendo viziato un atto fondamentale come la citazione a giudizio, rendeva necessaria la rinnovazione del dibattimento davanti allo stesso giudice d’appello. Il provvedimento non ha annullato complessivamente il dibattimento e la sentenza di primo grado, che continuano formalmente a produrre effetti. Ha però riconosciuto che le difese non avevano avuto pieno accesso al materiale raccolto durante le indagini: documenti erano stati depositati solo parzialmente, altri erano rimasti coperti da omissis, altri ancora non erano entrati nel fascicolo conoscibile dagli imputati. Fra questi figuravano parti delle videoregistrazioni degli interrogatori di Mons. Alberto Perlasca, principale testimone dell’accusa contro il Cardinal Becciu, le chat fra Genoveffa Ciferri e Francesca Immacolata Chaouqui, e il contenuto dei dispositivi informatici acquisiti nel corso delle indagini. (...) La Corte aveva quindi ordinato all’Ufficio del Promotore di Giustizia di depositare entro il 30 aprile la versione integrale di tutti gli atti e documenti del procedimento istruttorio. Le parti avrebbero dovuto avere tempo fino al 15 giugno per esaminarli e predisporre le proprie richieste probatorie. (...) Alla scadenza del 30 aprile, tuttavia, l’Ufficio del Promotore di Giustizia ancora una volta non aveva depositato tutto il materiale in forma integralmente accessibile alle difese. Alcuni documenti conservavano gli omissis; altri venivano messi a disposizione dei giudici, ma non dei legali; per altri ancora il Promotore rivendicava il potere di valutarne autonomamente la pertinenza. Gli Avvocati Fabio Viglione e Maria Concetta Marzo, difensori del Cardinal Becciu, espressero «sconcerto», osservando che l’accusa non poteva decidere unilateralmente quali atti la difesa avesse diritto di conoscere. (...) Secondo i legali, una semplice possibilità di consultazione non poteva sostituire il deposito formale degli atti, né consentire la preparazione piena delle prove difensive. La Corte intervenne nuovamente, fissando ulteriori termini per il deposito del materiale: il 30 giugno per gli atti sui quali si fonda l’accusa e il 31 luglio per gli adempimenti delle altre parti. Venne inoltre chiesto al Promotore di Giustizia di precisare quali capi d’imputazione fossero ancora effettivamente contestati a ciascun imputato, dopo le assoluzioni già divenute definitive e la dichiarazione d’inammissibilità dell’appello dell’accusa. Non risultano pubblicate comunicazioni ufficiali che consentano di verificare in quale forma tali adempimenti siano stati eseguiti e se tutto il materiale sia stato finalmente reso accessibile alle difese senza omissioni. (...) A questo punto il giudizio d’appello non riguarda soltanto la fondatezza delle condanne pronunciate il 16 dicembre 2023. Prima di arrivare al merito, la Corte dovrà chiarire se esistano le condizioni processuali per proseguire. Dovrà verificare: se l’Ufficio del Promotore di Giustizia abbia depositato integralmente gli atti richiesti; se le difese abbiano potuto conoscerli ed esaminarli effettivamente; se la nullità della citazione a giudizio possa considerarsi sanata; quali imputazioni rimangano concretamente in piedi per ciascun imputato; quali prove debbano essere nuovamente assunte nel dibattimento rinnovato; quali effetti continuino a produrre la sentenza e le assoluzioni di primo grado. Si comprende perciò perché abbiamo definito questa fase un «processo sul processo». Prima ancora di stabilire la responsabilità degli imputati, la giustizia vaticana deve giudicare la regolarità del procedimento attraverso il quale essi sono stati accusati e condannati. (...) Nel frattempo sono intervenuti anche provvedimenti che hanno ulteriormente indebolito alcuni elementi utilizzati per alimentare pubblicamente il racconto accusatorio. (...) Dopo sei anni, la domanda essenziale non è cambiata: può una persona essere privata dell’incarico, dell’onore e dei diritti sulla base di accuse che non conosce e di atti ai quali non può accedere integralmente? La risposta non riguarda soltanto il Cardinal Becciu. Riguarda la credibilità dell’ordinamento giudiziario vaticano, la separazione fra accusa e giudice, la parità delle parti e la possibilità che anche nello Stato governato dal Pontefice la giustizia sia amministrata secondo regole conoscibili, stabili e applicate a tutti. Il processo nato durante il pontificato di Papa Francesco è ora una prova per Papa Leone XIV. Non si tratta di orientare il giudizio né di sostituirsi ai magistrati, ma di assicurare che essi possano operare senza interferenze e che nessuna ragione di opportunità istituzionale prevalga sulle garanzie fondamentali. Il 24 settembre 2020 arrivò prima la condanna pubblica e solo dopo il processo. Sei anni più tardi, la Corte d’Appello è ancora chiamata a stabilire se quel processo possa dirsi validamente celebrato. È questa la contraddizione che non può essere rimossa (...). Il prossimo passaggio, indicato da Il Messaggero per il 29 ottobre, non sarà quindi una semplice ripresa del dibattimento. Sarà il momento in cui la Corte dovrà decidere se la nullità sia stata sanata oppure se il processo debba arrestarsi davanti alla violazione che essa stessa ha riconosciuto.»

  28. Bullet«... smascherare i rapporti di potere ingiusti e custodire i germogli di giustizia...» Papa Leone XIV, 25 settembre 2026

  29. BulletAmerico Mascarucci, Perché Leone XIV deve ristabilire un giusto, equo Processo per il card. Becciu, in «Stilum Curiae», 26 settembre 2026.

  30. BulletAndrea Paganini: «Io non so cosa sia più desolante e faccia più scandalo: la malagiustizia italiana – ieri sono emerse le ennesime distorsioni nel caso di Garlasco – o la malagiustizia vaticana (che poi è fatta da italiani)? È peggio condannare una persona innocente "in nome del popolo italiano" o condannare una persona innocente "in nome del Sommo Pontefice" (di "Sua Santità", di papa Francesco)? Siamo di fronte a scandali epocali e vomitevoli che gettano macchie indelebili nella Storia».

  31. BulletÈ in uscita il libro 'Caso Becciu: un processo inquietante' (Edizioni Quaderni Radicali), in «Agenzia Radicale», 29 settembre 2026. «Una campionatura dalla quale – si legge nell’introduzione – affiora un imbarazzante quadro sia da un punto di vista giuridico, per le azioni, le dinamiche procedurali, le garanzie e i diritti dell’imputato, sia anche per i profili degli attori che hanno composto lo scenario (...). Per i guasti e le profonde incrinature allo Stato di diritto apportati dal caso Becciu, il ruolo della Chiesa cattolica in sede internazionale minaccia di essere gravemente compromesso qualora l’uscita da questa scabrosa vicenda processuale non ritrovi la via della verità e della giustizia.»

  32. BulletMario Becciu (su Facebook, 28 settembre 2026), a proposito dell'uscita del libro Caso Becciu: un processo inquietante: «Il Segretario di Stato usò in modo infelice il termine ‘opaco’ per giustificare la necessità di indagare e di celebrare il maledetto ‘processo del secolo’. Il termine usato nel titolo del libro di imminente stampa, ‘inquietante’ per definire il processo che ha condannato in primo grado il cardinale Becciu, disvela tutte le verità nascoste. Altro che opaco, è tutto chiaro! Gli attori, il complotto, le macchinazioni processuali per condannare in un finto processo chi era stato già condannato pubblicamente il 24 settembre del 2020 da Papa Francesco. Non si poteva tornare indietro. Non si poteva minare la credibilità e l’autorevolezza del monarca che fu convinto da personaggi senza scrupoli di aver individuato nella Curia romana il grande corrotto. Troppo ghiotta l’occasione per chi aveva proclamato pubblicamente che era stato ‘eletto per combattere la corruzione nella Chiesa’. Peccato che tutto il processo sia stato un atto di corruzione continuo per uccidere un innocente. I documenti riportati nel libro parlano da soli».

  33. BulletPietro Parolin, Fiducia e giustizia per la pace nel mondo, in «Settimananews», 29 settembre 2026. Egregio card. Parolin, lo Stato della Città del Vaticano e la Santa Sede negli ultimi sei anni hanno dato pessima mostra di sé nell’amministrazione della giustizia. La malagiustizia che puntella le cattive decisioni, comprese quelle di condannare le persone prima di dar loro la possibilità di difendersi, non fanno altro che alimentare «un circolo vizioso che riduce significativamente le opportunità di costruire relazioni solide e alimenta un sistema di minacce reciproche basato sull’illusione che la forza», e non il diritto e la ragione, «generi potere». In realtà, però, «veritas, non auctoritas, facit legem». La mancanza di rispetto per la dignità umana – dignità che non è conferita né dallo Stato né dal Governante, ma è intrinseca – e per i diritti umani fondamentali, non può non minare la fiducia e «il bene comune, incentrato sulla dignità conferita da Dio a ogni persona umana». Menzogne, calunnie, dichiarazioni impulsive, retorica aggressiva, abusi di potere, gogne mediatiche, come quelli constatati dentro e fuori il territorio vaticano negli ultimi sei anni, violano la verità e la dignità degli essere umani, e non favoriscono certo legami di fiducia. La giustizia è un presupposto alla pace, visto che, come lei ricorda, «la pace è il frutto della giustizia». Un’autentica giustizia richiede, anche, l’umiltà di usare correttamente le parole, e non in modo abusivo e “opaco”: richiede il “sì sì, no no” evangelico. È imperativo disarmare la logica del dominio e i meccanismi della malagiustizia, proteggere gli innocenti e le vittime dei «sistemi del male», delle «strutture di peccato»; bisogna dire la verità con carità, anche quando costa o è umiliante. La verità a volte brucia come un disinfettante, ma è l’unica che può renderci liberi. Il passare del tempo non rende un’ingiustizia meno intollerabile; al contrario, rende ancora più grave la responsabilità di chi può porvi fine o contribuire a porvi fine. La giustizia, che costituisce una radice della crediblità, della fiducia e della pace non può essere rimandata. Il silenzio (complice?) di fronte a tanta ingiustizia come quella verificatasi dentro il Vaticano negli ultimi anni è un tradimento della missione della Chiesa e dei diritti umani universali. In questo senso la Santa Sede, che Lei qui rappresenta, prima di tenere un discorso come quello da lei appena tenuto alle Nazioni Unite, deve ricuperare la propria credibilità. Possa la Santa Sede – e in particolare il Vaticano – avere il coraggio di ripristinare al più presto la verità, la giustizia, la fiducia, che sono presupposti della pace, fra le persone e fra i popoli. AP

  34. BulletFrancesco Grignetti, Depistaggi e casi irrisolti, un Paese in cerca di verità, in «La Stampa», 30 settembre 2026. Due casi, italiani e vaticani, in cui emerge l'opacità del comportamento del giudice che ha condannato un innocente in Vaticano, Giuseppe Pignatone; giudice ora indagato per favoreggiamento alla mafia. «EMANUELA ORLANDI Era il lontanissimo 1983 quando a Roma […] scomparve Emanuela Orlandi, 15 anni, cittadinanza vaticana. È uno dei "gialli" più intricati d'Italia dove si mescolano l'attentato a Giovanni Paolo II e i Lupi Grigi, il ricatto di un misterioso Amerikano, lo Ior, la Banda della Magliana. La procura di Roma tiene aperte le indagini per decenni, finché un nuovo procuratore capo, Giuseppe Pignatone, decide che è ora di chiudere visto che non ci sono fatti nuovi, ma entra così in rotta con l'aggiunto Giancarlo Capaldo, con il quale erano state scintille da subito. Passa qualche anno. C'è ora al lavoro una commissione parlamentare d'inchiesta e – guarda un po'– viene ascoltato il vecchio Giancarlo Capaldo che getta veleno sull'ex superiore. In seduta segreta lo accusa di avere insabbiato le sue preziose indagini per fare un favore al Vaticano. […] PAOLO BORSELLINO Sulla strage di via D'Amelio a Palermo e sul presunto insabbiamento dell'indagine mafia/appalti ci sono magistrati di Caltanissetta contro magistrati di Palermo. E ci sono due indagati eccellenti, del vecchio Pool antimafia palermitano: Gioacchino Natoli e di nuovo Giuseppe Pignatone. La commissione parlamentare Antimafia segue le stesse orme e si spacca. Sostanzialmente litigano le stesse fazioni pro e contro il generale Mario Mori, viste già all'opera per il processo Trattativa Stato/mafia. A breve avremo le relazioni conclusive. Ma la verità è tutta un'altra storia.»

  35. BulletGip: 'Giusta la pista mafia-appalti per le stragi del '92, ma mancano le prove', in «Ansa», 3 settembre 2026. «Alla luce di tutto questo è quindi evidente che Pignatone ha mentito quando in sede di audizione al Csm ha affermato che 'Falcone di questo rapporto non se ne è mai occupato perché lo ha ricevuto lo ha messo in cassaforte e se ne è andato'". E, aggiunge il gip, "oltre ogni ragionevole dubbio, è provato l'interesse di Borsellino ad approfondire il tema".»

  36. BulletStragi '92, gip: "Giusta la pista mafia-appalti, ma mancano prove", in «SkyTg24», 3 settembre 2026. «Resta ancora aperta, invece, la tranche di indagine per favoreggiamento aggravato dall'aver agevolato la mafia (reato prescritto) che vede sotto inchiesta gli ex magistrati Giuseppe Pignatone e Gioacchino Natoli.»

  37. BulletStragi '92 - GIP accoglie richiesta Procura. Archiviato un filone d'indagine su mafia e appalti, in «Progetto San Francesco», 3 ottobre 2026. «L’analisi svolta, pur evidenziando il clima ostile nel quale si trovarono ad operare i dottori Falcone e Borsellino all’interno della Procura di Palermo nel biennio 1990-1992 e pur mettendo in luce la distanza siderale esistente tra la loro capacità professionale e quella di tanti altri magistrati a loro coevi, che si trovarono ad operare in relazione ai procedimenti che toccavano uno degli argomenti di maggior interesse per gli stessi Falcone e Borsellino (il rapporto tra cosa nostra e il sistema degli appalti pubblici) non ha consentito di individuare alcun elemento probatorio, autonomamente persuasivo, che possa portare all’identificazione di specifici soggetti tra i magistrati o tra esponenti del mondo politico-imprenditoriale legati a costoro da poter iscrivere quali concorrenti morali (e ancor più materiali) in relazione alle due stragi». Un passaggio importante che potrebbe condizionare anche un’altra indagine, quella a carico degli ex pm Gioacchino Natoli e Giuseppe Pignatone, accusati di favoreggiamento alla mafia per aver insabbiato il dossier mafia-appalti


                                                    >> Per il seguito clicca qui.

 
Sull'Obolo di San PietroCASO_BECCIU_OBOLO.htmlCASO_BECCIU_OBOLO.htmlshapeimage_3_link_0
Sull'accusa d'aver trasferito 
del denaro in Australia 
e sull'ipotesi di complotto 
contro il card. PellCASO_BECCIU_AUSTRALIA.htmlCASO_BECCIU_AUSTRALIA.htmlCASO_BECCIU_AUSTRALIA.htmlCASO_BECCIU_AUSTRALIA.htmlCASO_BECCIU_AUSTRALIA.htmlshapeimage_4_link_0shapeimage_4_link_1shapeimage_4_link_2shapeimage_4_link_3
Sulla vicenda Marogna 
(impropriamente chiamata "dama del cardinale")
CASO_BECCIU_MAROGNA.htmlCASO_BECCIU_MAROGNA.htmlCASO_BECCIU_MAROGNA.htmlCASO_BECCIU_MAROGNA.htmlshapeimage_5_link_0shapeimage_5_link_1shapeimage_5_link_2
Sul palazzo di Londra 
in Sloane Avenue 60

> ultime novitàCASO_BECCIU_PALAZZO.htmlCASO_BECCIU_PALAZZO.htmlCASO_BECCIU_PALAZZO_V.htmlCASO_BECCIU_PALAZZO.htmlshapeimage_6_link_0shapeimage_6_link_1shapeimage_6_link_2
Sulla Messa "in coena Domini" celebrata da papa Francesco 
a casa del cardinale BecciuCASO_BECCIU_MESSA.htmlCASO_BECCIU_MESSA.htmlCASO_BECCIU_MESSA.htmlCASO_BECCIU_MESSA.htmlshapeimage_7_link_0shapeimage_7_link_1shapeimage_7_link_2
Sulla causa di beatificazione 
di Aldo Moro
(e sulle altre accuse di Report)

> ultime novitàCASO_BECCIU_MORO.htmlCASO_BECCIU_MORO.htmlCASO_BECCIU_MORO.htmlCASO_BECCIU_MORO_XII.htmlCASO_BECCIU_MORO.htmlshapeimage_8_link_0shapeimage_8_link_1shapeimage_8_link_2shapeimage_8_link_3
Sul sistema giudiziario vaticano


> ultime novitàCASO_BECCIU_GIUSTIZIA.htmlCASO_BECCIU_GIUSTIZIA_XXXIX.htmlCASO_BECCIU_GIUSTIZIA.htmlshapeimage_9_link_0shapeimage_9_link_1
Come vivono tutto questo 
il cardinale Becciu 
e la sua famiglia?
CASO_BECCIU_VITA.htmlCASO_BECCIU_VITA.htmlCASO_BECCIU_VITA.htmlCASO_BECCIU_VITA.htmlshapeimage_10_link_0shapeimage_10_link_1shapeimage_10_link_2
Il rinvio a giudizio
(3-26 luglio 2021)CASO_BECCIU_RINVIO.htmlCASO_BECCIU_RINVIO.htmlCASO_BECCIU_RINVIO.htmlshapeimage_11_link_0shapeimage_11_link_1
Il Conclave e papa Leone


> ultime novità.CASO_BECCIU_CONCLAVE.htmlCASO_BECCIU_E_PAPA_LEONE_IX.htmlCASO_BECCIU_CONCLAVE.htmlshapeimage_12_link_0shapeimage_12_link_1
Sulle querele contro «L'Espresso», Perlasca, Ciferri, Chaouqui e co.CASO_BECCIU_QUERELE.htmlCASO_BECCIU_QUERELE.htmlCASO_BECCIU_QUERELE.htmlCASO_BECCIU_QUERELE.htmlshapeimage_13_link_0shapeimage_13_link_1shapeimage_13_link_2
Il puzzle della verità
(il complotto) 

> ultime novitàCASO_BECCIU_COMPLOTTO.htmlCASO_BECCIU_COMPLOTTO.htmlCASO_BECCIU_COMPLOTTO_X.htmlCASO_BECCIU_COMPLOTTO.htmlshapeimage_14_link_0shapeimage_14_link_1shapeimage_14_link_2
Sull'«Espresso» e co.


> ultime novitàCASO_BECCIU_ESPRESSO.htmlCASO_BECCIU_ESPRESSO_VI.htmlCASO_BECCIU_ESPRESSO.htmlshapeimage_15_link_0shapeimage_15_link_1
Altro


> ultime novità.CASO_BECCIU_ALTRO.htmlCASO_BECCIU_ALTRO_V.htmlCASO_BECCIU_ALTRO.htmlshapeimage_16_link_0shapeimage_16_link_1
Sul "caso Becciu" in generale


> ultime novitàhttps://www.andreapaganini.ch/CASO_BECCIU_I.htmlCASO_BECCIU_L.htmlhttps://www.andreapaganini.ch/CASO_BECCIU_I.htmlshapeimage_17_link_0shapeimage_17_link_1
Il processo in Vaticano 


> ultime novitàCASO_BECCIU_PROCESSO.htmlCASO_BECCIU_PROCESSO_XXXII.htmlCASO_BECCIU_PROCESSO.htmlshapeimage_18_link_0shapeimage_18_link_1
Processi e sentenze di Londra, Roma, Lugano ecc. a proposito della compravendita del palazzo in Sloane Avenue 60CASO_BECCIU_LONDRA.htmlCASO_BECCIU_LONDRA.htmlCASO_BECCIU_LONDRA.htmlCASO_BECCIU_LONDRA.htmlCASO_BECCIU_LONDRA.htmlshapeimage_19_link_0shapeimage_19_link_1shapeimage_19_link_2shapeimage_19_link_3
Sulle accuse di aver arricchito 
se stesso o propri familiari

> ultime novitàCASO_BECCIU_FAMIGLIA.htmlCASO_BECCIU_FAMIGLIA.htmlCASO_BECCIU_FAMIGLIA_IV.htmlCASO_BECCIU_FAMIGLIA.htmlshapeimage_20_link_0shapeimage_20_link_1shapeimage_20_link_2

Va' alla pagina principale della rassegna stampa o clicca sulla casella che ti interessa