Sulla causa di beatificazione di Aldo Moro (e sulle altre accuse di Report)
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Battaglia su Report, Ranucci: "Mi hanno ammazzato quando non c'era la commissione di vigilanza", in «La Repubblica», 30 agosto 2026. -
Simone Canettieri, Report, l'inviato Mottola: «La trasmissione si farà, qui o altrove. Ranucci è stato un fesso. Il mio stipendio? Sono altri quelli che prendono dai 300-400 mila euro in su», in «Corriere della Sera», 30 agosto 2026. «Il metodo Report si basa sul rigore»? Ma che dici, Mottola, ché avete diffuso ignobili calunnie senza un minimo di deontologia e di verifica delle fonti! Vergogna! -
L'antimafia vincente dei fatti e quella che preferisce il talk-show, in «Il Foglio», 31 agosto 2026. -

«Per noi l’unico vero nemico del nostro popolo è la retorica. La retorica ubriaca le masse, di qualunque colore esse siano, e le spinge a ricadere in errori fatali. Retorica, divismo e mancanza di senso dell’umorismo: ecco i nostri più grandi guai» (G.G.). -
La toccante lettera del dottor Rigoli dopo l'assoluzione, in «Esperia», 31 agosto 2026. Un'altra delle vittime di Ranucci. -
Luciano Fontana su Ranucci, in «4 di sera», Ret4, 31 agosto 2026. «Se la Rai l'avesse assegnato a Gerusalemme, a chi si sarebbe paragonato?» Luciano Fontana, direttore del «Corriere della Sera», a proposito di colui che ha diffuso ignobili calunnie crocifiggendo un innocente. -
Andrea Ruggieri sul «delirio di mitomania» di Ranucci, in «Zona Bianca», 31 agosto 2026. «Attentati promozionali». Ma quante opacità nell'arrogante manipolatore e diffusore di ignobili calunnie! -
Ranucci attacca i nuovi conduttori di Report: "Disumano pensare di condurlo senza averlo meritato", in «Adnkronos», 1° settembre 2026. Sportività e fair play. -
Simone Canettieri, Ranucci, il giallo della chat sul telefono di Lavitola: come fa a sapere cosa c'era scritto?, in «Corriere della Sera», 1° settembre 2026. «Ormai siamo al «meta-Report». Alle inchieste — piste & veleni — sugli stessi giornalisti della trasmissione: una nemesi. Sigfrido Ranucci ha messo nel mirino Giulia Presutti. E cioè la sua ex pupilla scelta dalla Rai come nuova co-conduttrice del programma (insieme a Daniele Piervincenzi, anche lui attaccato da «Sig»). Ha detto che ha frequentato il bistrot di Valter Lavitola, Cefalù, più di una volta (al di là di una foto che la ritrae a tavola con ostriche e crudi nel 2024) per dei progetti a lui ignoti con l’oste-faccendiere mandante del suo attentato. E soprattutto — ha dichiarato pubblicamente — «il fatto è verificabile anche attraverso le chat sequestrate sul telefono di Lavitola». Come fa Ranucci a saperlo? I suoi legali hanno potuto visionare la copia forense del cellulare di Lavitola? La sbobinatura delle chat certamente contiene eventuali conversazioni tra il tentacolare ex direttore dell’Avanti! convertito alla ristorazione e la giornalista di Report. Se così non è, potrebbe essere stato direttamente Lavitola a riferire a Ranucci i propri rapporti con Presutti mostrandogli le chat. O, ancora, il tramite potrebbe essere la donna legata sentimentalmente al conduttore che era amica anche di Presutti.» -
Franca Giansoldati, Abusi, giudice ribalta le accuse di molestie contro il cardinale Ouellet: la donna ora dovrà risarcirlo con 100mila dollari, in «Il Messaggero», 1° settembre 2026. Un'altra vittima di calunnia, come il card. Becciu, vittima delle calunnie di Nicola Giampaolo diffuse da Report. -
Antonella Baccaro e Giulio De Santis, I pm indagano sull'influenza di Lavitola su Report. Un «buco» nella chat Signal con Ranucci, in «Corriere della Sera», 1° settembre 2026. «Ci sarebbero settimane di messaggi cancellati, tra il 2024 e il 2025, sulla chat di Signal tra Lavitola e Ranucci. L'ex faccendiere potrebbe averli cancellati - questa è l'ipotesi dei pm - dopo l'arresto degli esecutori materiali dell'attentato. Secondo quanto riportato dal Fatto Quotidiano, però, Ranucci potrebbe non avere copia di quei messaggi. Il mistero sarà probabilmente oggetto di approfondimenti con Ranucci come persona informata dei fatti.» -
Aldo Torchiaro, Report show minacce e ripensamenti: Ranucci e la madrina Innocenzi sugli scudi. Il duo Presutti-Piervincenzi "farà il 3%", in «Il Riformista», 1° settembre 2026. «Va ripristinata la normalità in un’azienda depredata da logiche spartitorie di correnti che non ricordano quelle dei partiti ma gli autoconvocati dei centri sociali. I dipendenti che vogliono decidere sono il risultato di un decennio vissuto da Report– dicono tra i corridoi di via Teulada – come una “repubblichetta indipendente”. Giorgio Mottola s’inerpica su vette inesplorate: «Sostituire Ranucci? Un colpo di Stato». Tipico di chi considera il proprio inespugnabile avamposto uno “Stato nello Stato”. Leonardo Sciascia ha scritto pagine irripetibili su un fenomeno, quello del micropotere di questo tipo, che purtroppo invece vediamo ripetersi.» -
Martino Villosio, "I tentativi di Lavitola di influenzare Report", «Tg1», RaiUno, 1° settembre 2026. -

«Quindi siamo d'accordo sul fatto che dare notizie non verificate - poi risultate addirittura palesemente false - costituisca causa di inidoneità alla conduzione di Report? Mi pare che siamo a posto così...» (Dalila Di Dio, FB, 2 settembre 2026.) Figurarsi diffondere calunnie...! -
Laura Rio, Report in trincea e Ranucci insulta i successori indicati, in «Il Giornale», 2 settembre 2026. Un signore! -
Fabio Amendolara, Ma ranucci è stato manipolato da Lavitola?, in «La Verità», 2 settembre 2026. -
Giovanni M. Jacobazzi, Quando il voyeurismo giudiziario bussa alla porta di Ranucci, il contrappasso delle intercettazioni, in «Il Riformista», 2 settembre 2026. «La cultura liberale non consiste nel difendere la privacy quando è la propria a essere violata. Consiste nel difenderla quando a essere violata è quella dell’avversario.» -
Maurizio Belpietro, Ranucci insulta tutti tranne Lavitola, in «La Verità», 2 settembre 2026. -
Claudio Martelli sul presunto martire Sigfrido Ranucci: «Siamo in presenza, nella migliore delle ipotesi, di un mitomane, non voglio pensare alla peggiore». -
Anna Tortora, La bomba a Ranucci? Prima viene Report, in «L'Identità», 2 settembre 2026. -
Berlicche, Il "metodo Report" spiegato dagli Squallor, in «Tempi», 2 settembre 2026. -
Ermes Antonucci, Presutti e Piervincenzi sotto il fango mediatico, in «Il Foglio», 2 settembre 2026. -

Oltre il danno anche la beffa! Sei anni fa questo giornalista blasonato gettava fango sul card. Becciu promuovendo su Facebook la campagna del suo amico Massimiliano Coccia (uscita a ritmo martellante sull'«Espresso»). Pensando io che fosse una persona seria, lo resi attento sull’imbroglio che si stava tessendo attorno a un innocente. Lui mi rispose con sgarbo e scagliando fango su fango, menzogne su menzogne, contro un innocente; sostenne che lui aveva accesso alle carte dell'inchiesta, che parlava con le «fonti vaticane», che aveva i «documenti investigativi vaticani» e prese in giro la mia difesa di Becciu, minacciando che sarei stato sommerso da querele e da richieste di risarcimento. Ora, sei anni dopo, lo stesso blasonato giornalista non solo ignora – nel duplice senso della parola – che il card. Becciu è vittima di ignobili calunnie, ma torna ad agitare l’accusa di diffamazione a chi invece è informato e dice la verità. Viviamo in un mondo strano. -
M.P., Ranucci e i dubbi sul servizio di Presutti: "Fake? Non è il massimo per chi vuole essere il volto di Report", in «Today», 2 settembre 2026. Ah, buono a sapersi! Quindi Ranucci, che ha diffuso fake e perfino calunnie, non è idoneo a condurre Report. -
Caso Ranucci, nuove ombre tra carcere e chat, in «1mattina News», Raiplay, 3 settembre 2026. -
Carlo Cambi, Tutte le vittime del «metodo Report» (e di Ranucci), in «Panorama», 3 settembre 2026. -

NUOVE MESSIN(S)CENE. Chissà se Ranucci continua a frequentare il Cefalù, come ai tempi di Lavitola e del monsignore tifoso di Parolin? Certo la sua "autorevole fonte", condannata anche in appello a tre anni e mezzo di carcere per calunnia, continua a frequentare quel genere di compagnie: qui attovagliato con Lele Mora. 
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Fosca Bincher, Esclusivo: c'è un nuovo sondaggio sulla discesa in campo di Sigfrido Ranucci. Mistero sul commisttente (sospetti su Avs) e sulla risposta degli elettori, in «Open», 3 settembre 2026. Tutto fa brodo per un grande manipolatore e diffusore di calunnie. -
Pino Paolo Forte (Facebook, 3 settembre 2026): «IL POTERE FORTE. Si dice che Ranucci combattesse i cosiddetti poteri forti. Ma cosa sono davvero i poteri forti? Sono quelle concentrazioni di interessi, relazioni e influenza capaci di orientare l’opinione pubblica, delegittimare questo o quel politico, incidere sul consenso e, in qualche modo, persino sul voto. Allora la domanda è semplice: una trasmissione come Report può essere essa stessa espressione di un potere forte? Il giornalismo viene definito da sempre il quarto potere. E scegliere su chi indagare, chi mettere al centro di una puntata, quali fatti evidenziare e quali collegamenti mostrare significa esercitare un potere enorme. In molte inchieste di Report ho avuto spesso la sensazione che il fatto finisse per identificarsi con la persona. Quella persona diventa il volto del problema. Il suo nome resta associato al sospetto. Il giudizio dell’opinione pubblica arriva immediatamente. Quello della giustizia, magari, anni dopo. Ed è qui che nasce una contraddizione enorme. Quando parte l’inchiesta abbiamo titoli, servizi, approfondimenti, prime serate. Quando quella stessa persona viene assolta, prosciolta o risulta estranea ai fatti, quella notizia troppo spesso riceve uno spazio enormemente inferiore. L’accusa ha avuto la prima serata. L’assoluzione qualche riga. Formalmente sono state date entrambe le notizie. Sostanzialmente no. Perché una reputazione può essere distrutta in una sera e per ricostruirla possono non bastare anni. Poi c’è l’attentato a Ranucci. Un fatto gravissimo che ebbe un’enorme rilevanza mediatica e contribuì inevitabilmente a rafforzare l’immagine del giornalista che, proprio perché combatteva i poteri forti, veniva colpito dai poteri forti. Quell’immagine fece il giro d’Italia. Oggi però sappiamo che la vicenda è molto più complessa: gli esecutori hanno raccontato che l’azione era stata presentata loro come una “messinscena”, dalla quale nessuno avrebbe dovuto farsi male. Allo stato delle informazioni pubbliche, però, non risultano elementi che dimostrino che Ranucci ne fosse a conoscenza o ne fosse parte. E questo rende ancora più interessante il tema del potere mediatico. Perché in quel periodo Ranucci non era soltanto un giornalista. Era diventato un simbolo. E un simbolo mediatico possiede un potere enorme. Ranucci decideva quali storie portare davanti a milioni di italiani, quali persone mettere sotto la lente, quali vicende trasformare in casi nazionali. È giornalismo. Certo. Ma è anche potere. E allora, se definiamo “potere forte” un soggetto capace di influenzare l’opinione pubblica, orientare il dibattito e incidere sulla reputazione delle persone, perché questa definizione dovrebbe valere soltanto per banche, imprese, lobby e partiti? Ranucci combatteva i poteri forti. Ma forse la domanda che dovremmo avere il coraggio di fare è un’altra: Ranucci era diventato egli stesso un potere forte?» -

Insulti squadristi... appena prima delle legnate e dell'olio di ricino. O saranno, lavitolianamente, offese d'amore? Forse la scorta servirebbe alla vittima... -
Vladimiro Satta, Ma quale "libertà di stampa a rischio", Report non era il feudo di Sigfrido, in «Il Riformista», 3 settembre 2026. «... il cosiddetto “metodo Report”, che ha prodotto parecchie cantonate e danni alla reputazione di persone poi riconosciute innocenti nei tribunali, le quali non hanno avuto adeguato risarcimento mediatico. (...) In attesa di accertare se ed eventualmente quali responsabilità Ranucci abbia nello pseudo-attentato di cui il suo amico Lavitola è reo confesso, l’attendibilità del personaggio che fino a ieri era al timone del principale programma di giornalismo investigativo del servizio pubblico televisivo è già stata irreparabilmente compromessa da una serie di circostanze emerse di recente: l’auto-recensione di Ranucci che sotto falso nome magnificava un proprio libro, talune sue disdicevoli frequentazioni non occasionali, l’intervista di Report al viticoltore virtuoso senza informare i telespettatori che si trattava di un ex-autore della trasmissione, le decine di puntate contro chi riveste la carica di capo del governo cui Ranucci aspirava segretamente, i surreali post sui social dai quali traspare non solo megalomania, ma anche una visione distorta di importanti tragiche vicende della storia italiana. Riguardo le accuse di comportamenti incompatibili con l’etica professionale che gli sono state mosse da una giornalista di bella presenza, ci si riserva di ascoltare la versione dell’interessato, mentre si deve tenere conto sin da adesso delle relazioni con le donne raccontate nell’autobiografia di Ranucci che, a seguito di reazioni indignate, sono state giustificate dall’autore alla stregua di invenzioni letterarie. Nel libro non sembravano finzioni e, come dovrebbe essere ovvio, un giornalista che mescola ad arte la finzione e la realtà è inaffidabile. (...) Non è proprio il caso di confondere la persona di Ranucci e i suoi scivoloni con l’elevato principio della libertà di stampa. Mantenere in vita Report è una cosa, mantenere la conduzione di Ranucci è un’altra. Ravvisare nella sostituzione del conduttore addirittura un «colpo di Stato», come ha fatto un inviato di punta di Report, Giorgio Mottola, il quale secondo i progetti della Rai manterrebbe il suo posto – e come lui tutta la redazione – è segno di mancanza di senso delle proporzioni. Da parte di un operatore dell’informazione, è preoccupante. (...) Ranucci, dal canto suo, attacca i due successori designati. In particolare, scrive che mediocri non sono quelli che non ce l’hanno fatta (sottinteso: ad arrivare in alto), bensì coloro che ce l’hanno fatta ma non lo meritavano. Un concetto che però si può ritorcere contro di lui, quale compendio della sua esperienza di conduttore di Report.» -
Carmelo Caruso, Le Brigate Ranucci: quanti giornalisti hanno rinunciato a Report, in «Il Foglio», 3 settembre 2026. «Da quando una comunità di giornalisti seleziona il proprio direttore? Report è forse una cooperativa? Salvo Sottile, altro giornalista Rai, critico con Report, è stato aggredito dalle Brigate Ranucci,prima della presentazione del suo nuovo programma, a colpi di “pezzo di merda” e “venduto”. Lo attendevano sul piazzale di via Teulada gli inviati diReport, Iovene e Bertazzoni, con la telecamera al posto dal passamontagna. A Mediaset e La7 sarebbe stato consentito agli inviati di Piazza Pulita dare del “pezzo di merda” a Floris? (...) Che significa questo ultimo post di Ranucci, su Sottile, l’ultimo: “La mia squadra è sempre la mia squadra”. Cosa vuole intendere? Che la controllerà a distanza? E ancora, che significa: “Spalle d’acciaio e schiena dritta”...?.»




















































