Sul "caso Becciu" in generale

Quarantaseiesima parte    

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  1. BulletAldo Torchiaro, Il caso Ranucci-Lavitola-Becciu così il Vaticano entra nell'inchiesta, in «Il Riformista», 24 luglio 2026. Anche in pdf. 24 settembre 2020-24 luglio 2026: 70 mesi di persecuzione di un innocente. Ma comincia a emergere la verità anche su «Il Riformista»? «La vicenda giudiziaria che ha interessato il cardinale Becciu è stata caratterizzata da una rappresentazione mediatica di stampo colpevolista. Nell’ambito di tale narrazione si sono inseriti anche alcuni servizi di Report, rispetto ai quali sono state proposte due querele nell’interesse del cardinale Becciu», sottolineano gli avvocati Fabio Viglione e Laura Finiti. «Una nel 2021 e una più recente, nel 2025. Ad oggi non ci risulta che siano state archiviate e non ci è stato notificato alcun provvedimento definitivo». Il nodo più delicato riguarda Nicola Giampaolo, intervistato da Mottola nel 2021 sulle cause di beatificazione. «Giampaolo rivolse al cardinale accuse gravissime, parlando di una presunta richiesta di denaro collegata a una causa di beatificazione. Successivamente, convocato nell’Ufficio del Promotore di Giustizia vaticano riproponendo sostanzialmente la stessa versione dei fatti, gli venne contestato il reato di calunnia per il quale è stato condannato». La condanna a tre anni e sei mesi, pronunciata nell’ottobre 2025, è stata confermata in appello il 26 giugno 2026. «Giampaolo è stato inoltre condannato a risarcire al cardinale quindicimila euro, oltre alle spese legali. L’imputato ha proposto ricorso ma attualmente registriamo due sentenze conformi, una del Tribunale e l’altra della Corte di Appello vaticana, che lo hanno condannato per calunnia in danno del cardinale Becciu. Nel procedimento vaticano è stata acquisita e trascritta anche la puntata di Report nella quale quelle accuse erano state formulate».

  2. BulletAntonella Baccaro, Caso Ranucci, il giallo sull'ex senatore De Gregorio: Report non lo ascoltò su Lavitola, in «Corriere della Sera», 25 luglio 2026. AMICIZIE CREDIBILI. Toh! Proprio quel De Gregorio incontrato dal calunniatore del card. Becciu, Nicola Giampaolo, scelto da Ranucci come testimone (poi condannato per calunnia)! Com'è piccolo il mondo!

  3. BulletRanucci: «In Rai un po' di mafia e massoneria», in «La Verità», 25 luglio 2026. Toh! E pensare che quando getta fango sulla Chiesa, diffondendo calunnie assurde contro un innocente, millanta di farlo in quanto "cattolico", questo amico fratermo del massone Lavitola, vicedirettoe della Rai.

  4. BulletReport e il Vaticano, chi ha mentito?, in Franco Zanghi (FB), 25 luglio 2026. «Quando una fonte televisiva viene condannata per calunnia in due gradi di giudizio, il programma che l'ha trasmessa ha il dovere di tornare sull'argomento?» (Vale per Report, come vale per la Rsi) È un contributo creato solo con l'IA, ma le informazioni sono corrette.

  5. BulletGinevra Leganza, “Ranucci ha riabilitato l’amicizia con i massoni”, dice il gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, in «Il Foglio», 25 luglio 2026. «Maestro, vi fa piacere se, nel profondo, Ranucci vi è amico? “Non ci dispiace. Ma nemmeno gli chiediamo di esserlo. Però sa, tutto questo è soltanto un riflesso del nostro magnifico paese”». Sull'amico fraterno del massone Lavitola che ha «riabilitato l'amicizia con i massoni», il vicedirettore della Rai.

  6. BulletSerena Riformato, "In Rai mafia e massoni", nuova bufera su Ranucci. La destra: ora chiarisca, in «La Repubblica», 25 luglio 2026. «Affermazioni pesantissime fatte da un dirigente contro la sua stessa azienda, che gettano ombre inquietanti» sulla tv pubblica. E poi ancora: «O Ranucci esce allo scoperto e denuncia pubblicamente la presenza della massoneria e della criminalità  organizza in Rai oppure l'azienda deve tutelarsi da queste accuse infamanti e gravemente lesive della sua immagine, intervenendo contro il conduttore». (...) «Il suo metodo è sempre quello dell'allusione generalizzata che, del resto, impiega abbondantemente nella sua attività televisiva». Allusioni, insinuazioni.

  7. BulletL'ex amico Sergio De Gregorio: "Lavitola? Affascinante ma porta guai, povero Ranucci...", in «Adnkronos», 26 luglio 2026. Mestatori nel torbido e gente esperta nel metter(si) nei guai. RANUCCI incontra Lavitola. LAVITOLA incontra De Gregorio. DE GREGORIO incontra Giampaolo. GIAMPAOLO incontra Ranucci per diffondere calunnie su Report.

  8. BulletAndrea Paganini (Facebook, 27 luglio 2026): «DUE DOMANDINE: 1) Di chi parlava Sigfrido Ranucci nell'ormai famoso audio mandato a Valentina Pelliccia, uscito in questi giorni? Di Antonello Montante, condannato in via definitiva per corruzione e per aver gestito un sistema di spionaggio e dossieraggio. 2) Quale nome emerge dall'agenda di Montante? Quello di Giuseppe Pignatone, il giudice vaticano che ha condannato un innocente in un processo farsa e che ora è indagato per favoreggiamento alla mafia.»

  9. BulletMartino Villosio, De Gregorio: "Lavitola portatore di guai", in «TG1», Rai1, 27 luglio 2026. Il TG1 di stasera sui contatti opachi di Sigfrido Ranucci, da Lavitola a De Gregorio; quest'ultimo esaltato da Nicola Giampaolo, il testimone farlocca – calunnioso – di Ranucci.

  10. BulletAndrea Paganini (Facebook, 27 luglio 2026): «Esattamente cinque anni fa, il 27 luglio 2021, iniziava il processo più assurdo e grottesco della storia. Cosa ha ottenuto l'accusa in cinque volte 365 giorni di persecuzione mediatico-giudiziaria? Un buco nell'acqua. E una sentenza di primo grado senza un briciolo di prova, emessa da un giudice ricattabile e indagato per favoreggiamento alla mafia; sentenza ormai dichiarata praticamente nulla dalla Corte d'Appello, perché il processo non ha rispettato i requisiti minimi di rispetto dei diritti umani alla difesa: i promotori di (in)giustizia – disobbedendo agli ordini di cinque anni fa – hanno nascosto le prove decisive, che potevano tornare utili agli imputati, a proprio piacimento, e inoltre papa Francesco ha firmato delle leggi ad hoc (altro che "La legge è uguale per tutti"!) mantenute segrete (leggi che non si possono leggere!). Non è che l'opinione pubblica mondiale – e lo stesso Papa – sia stata vittima di un'opera di distrazione di massa, anzi di diffamazione e di calunnia, di cui è diventata compice, ai danni di un capro espiatorio innocente? E intanto un innocente è ancora appeso alla croce. PS: Il Papa, dopo un anno di processo, diceva: "La Chiesa guarisca, non si difenda dalla verità". E invece... che orrore e che macchia sulla storia della Chiesa!»

  11. BulletGian Domenico Caiazza, Il metodo Ranucci davanti allo specchio dei propri errori, in «Il Foglio», 27 luglio 2026. «... facciamo tutti un tifo sfrenato perché queste querele ranucciane centrino l’obiettivo: smascherare le fonti della illecita fuga di notizie investigative. Sarebbe, diciamoci la verità, la prima volta, non ci risultano precedenti. E’ un reato abrogato de facto, nel senso che le indagini sulle possibili gole profonde nemmeno vengono mai avviate dalle competenti procure (e sì che sarebbero investigazioni molto semplici, la cerchia dei sospettati sarebbe naturalmente ristrettissima). Ma non siamo né gelosi né invidiosi, anzi! La scoperta e la condanna, per la prima volta, delle fonti che hanno consegnato a organi di stampa copie di atti investigativi coperti da segreto, per mano del comandante in capo del giornalismo investigativo italiano, beh, concedetemelo, sarebbe un evento di travolgente, impagabile bellezza.» E che dire delle "fonti investigative" (zeppe di bufale) fatte uscire all'"Espresso" da dentro il Vaticano? Uno schifo!

  12. BulletRita Cavallaro, Le scomode verità che emergono dalle indagini sugli attentati contro Ranucci e Cappellari, in «Il Giornale», 30 luglio 2026. Sulla mancanza di deontologia professionale di Report e co. Fari Pad (Facebook 31 luglio 2026): «Il bluff attorno a Report: quando tre indizi fanno una prova (Agatha Cristie). Attorno alla trasmissione e alle figure di Ranucci e Cappellari si sta sgretolando una narrazione. Le indagini e le sentenze disegnano un quadro ben diverso dal martirio giornalistico: 1. La realtà manipolata (I finti attentati): L'ipotesi investigativa che le minacce non siano un attacco alla stampa, ma invece pare che sia una farsa costruite ad arte per fare vittimismo e cercare visibilità- oppure per proiettare Ranucci come protagonista in un palcoscenico politico? 2. Le frequentazioni ambigue (Il caso Lavitola - indagato): I contatti e le trame sotto indagine con personaggi spregiudicati come Valter Lavitola. Quando l'inchiesta frequenta i faccendieri, il confine tra informazione e dossieraggio scompare. 3. La cassa di risonanza ai calunniatori (Il caso Becciu): Un fatto già accertato. L'aver dato spazio e credibilità a Giampaolo, poi condannato dal Tribunale Vaticano per aver calunniato il Cardinale Becciu. La conclusione è semplice: finti martiri, relazioni opache e calunnie certificate spacciate per scoop. Il servizio pubblico non è sopra la legge né esente da critiche. Chi paga il canone merita giornalismo vero e rigore, non veleni e "farse"- pare imbastite a tavolino?»

  13. BulletSergio Mattarella, 30 luglio 2026: «Non si adatti la legge ai singoli casi. Sarebbe l’abdicazione dello Stato». Quello si fa solo in Vaticano, dove il Legislatore – in barba al principio "La legge è uguale per tutti" – scrive "rescripta" ad personam e li mantiene segreti (leggi che non si possono... leggere). E per incastrare un innocente. Scandaloso.

  14. BulletCaso Rupnik: «¿Cómo se puede ser creíbles en un proceso en el que las víctimas no saben ni los nombres de los jueces?», in «Infovaticana», 30 luglio 2026. «El marasmo al que sometió el Papa Francisco a la administración de justicia en la Iglesia está dinamitando la confianza de los fieles. Desde la concepción bananera del derecho procesal en el que se iban inventando normas sobre la marcha como con Becciu a la violación de los más mínimos derechos fundamentales de cualquier acusado y que simplemente no son reclamables porque el Vaticano no ha firmado el tratado de DDHH. La labor que tiene León XIV por delante, como Papa y como canonista, es titánica en lo material y muy difícil en lo sentimental porque muchas de las tropelías afectan directamente a su predecesor. Las primeras actuaciones en varios casos heredados han levantado algo de esperanza.»

  15. BulletD.F.C., La nuova Legge fondamentale di Leone XIV: che cosa cambia in Vaticano, in «Silere non possum», 31 luglio 2026. «Il coraggio di Leone XIV dovrà misurarsi anzitutto sulla nomina di un nuovo Promotore di Giustizia: una figura sulla quale non gravino ombre, dotata di reale conoscenza della Chiesa e di competenze solide nel diritto vaticano e canonico. Dopo quanto accaduto, non sono più ammissibili soluzioni di continuità, compromessi interni o nomine dettate da appartenenze e protezioni.»

  16. BulletGian Guido Vecchi, Prevost firma la nuova Costituzione. Via la parte teocratica di Bergoglio, «Ha ricucito uno strappo che era senza precedenti. Si torna allo spirito del 1929» Lo storico Vian: inaudita la precedente configurazione, in «Corriere della Sera», 1° agosto 2026. «L'État c'est moi» e «Deus lo vult»! Quando il potere di un uomo diventa teocrazia statale assoluta... Papa Francesco – certo mal consigliato dal solito cerchio magico che lo ha fatto precipitare in una trappola diabolica – aveva esplicitamente collegato in modo del tutto inedito – nella "Costituzione" del Vaticano emanata nel 2023 – il potere temporale del Papa (legislativo, esecutivo, giudiziario) alla volontà di Dio, al mandato di Cristo, al "munus" petrino". Come se Pietro fosse stato un Capo di Stato! E come se Pietro – uomo come tutti – non avesse sbagliato miseramente. O come se anche gli sbagli, gli inganni, i raggiri, le trappole sulle cose terrene... – sbagli che possono portare alla crocifissione di un innocente, come abbiamo visto – rientrassero costitutivamente nel piano di Dio. Assurdo! «La Legge fondamentale di Francesco delineava una configurazione teocratica dello Stato inaudita. Il che spiega la durata effimera del suo testo: il canonista Prevost, non a caso, vi ha posto subito rimedio. (...) Certo, resta il problema della divisione dei poteri. Il Vaticano assicura le garanzie giudiziarie... Ma il problema c'è. Lo si è visto con il cosiddetto processo Becciu: se il Papa riassume in sé tutti i poteri, non esiste un'autonomia reale, è impossibile. Per questo dal '29, i predecessori di Francesco si sono ben guardati dall'usare il Tribunale dello Stato per processi importanti». (Giovanni Maria Vian). Sveglia! C'è un uomo innocente appeso alla croce! Anche in portoghese.

  17. BulletSalvo Sottile, Giornalismo, nuovi modelli. Piccoli Ranucci crescono, in «Buttanissima», 1° agosto 2026. «rappresenta l’archetipo del peggiore giornalismo che abbiamo costruito negli ultimi anni. Quello che vive di apparenze, che se non trova la notizia se la fabbrica, se la cuce su misura, in un gioco di specchi che costringe gli altri, lettori o telespettatori, a confondere la condizione del cronista con la veridicità del suo racconto. Quella del giornalista in pericolo , che vive nel confine tra la vita e la morte, è una narrazione seducente. Anche perché funziona benissimo in televisione e sopratutto richiede molta meno fatica. (...) Negli ultimi anni abbiamo costruito la figura del cronista intoccabile. Quello che, siccome è sotto scorta, sembra automaticamente sottratto a qualsiasi domanda. Guai a discutere un suo servizio. Guai a mettere in dubbio una sua ricostruzione. Guai perfino a osservare le sue frequentazioni. Diventi subito un nemico della libertà di stampa, quello che costruisce o alimenta campagne di odio o di fango. È un modello che ha trovato in Sigfrido Ranucci il suo interprete più famoso. Un giornalista trasformato in simbolo, circondato da un’aura di intoccabilità che negli ultimi mesi, tra polemiche e interrogativi sulle frequentazioni e sul rapporto con alcune fonti, ha cominciato a mostrare qualche crepa. Non significa riscrivere la sua storia professionale. Significa ricordare una regola semplice: nessun giornalista dovrebbe essere esentato dalle domande che lui stesso pone agli altri. Non può esistere soprattutto una doppia morale. (...) A volte ho la sensazione che abbiamo confuso il coraggio con la popolarità, la scorta con l’autorevolezza, l’eco mediatica con la credibilità. E invece la credibilità nasce da tutt’altro. Nasce quando una notizia resiste alle verifiche. Quando un’inchiesta sopravvive ai processi. Quando il cronista accetta di essere giudicato con lo stesso rigore che pretende per politici, magistrati e imprenditori.»

  18. BulletGiuseppe Di Leo, Rassegna stampa vaticana, Radio Radicale, 2 agosto 2026. PIETRO NON ERA UN CAPO DI STATO (come invece faceva credere la "costituzione" di Francesco, emanata tre anni fa)! Nella mia lettera del marzo 2023 a papa Francesco, rendevo attento a un corto circuito pericolosissimo: il Papa – imbrogliato come in questo caso, ma anche se non fosse stato imbrogliato – è un essere umano e in quanto tale sbaglia. Se poi il Papa, in un processo, è l'Accusatore e al contempo il Magistrato supremo, beh, torniamo alle crocifissioni, anche di innocenti.

  19. BulletMatteo Carnieletto, Metodo Report: via la cronista se non accusa la sanità privata, in «La Verità», 2 agosto 2026. Sul "metodo Report": «Il servizo», prosegue la fonte, «è talmente aderente ai fatti, ma non rispondente all'obiettivo di Report, da essere cestinato. La trasmissione manda infatti in onda esclusivamente un'intervista a un sindacalista di Bergamo che dice che gli ospedali del gruppo San Raffaele e San Donato non avevano gestito in modo adeguato il Covid; lo trovammo vergognoso», ci dicono. Medici sottratti al proprio lavoro, tutto il girato buttato via. «E questo perché volevano dimostrare unicamente la loro tesi». Ecco questo mi risveglia un ricordo legato all'"inchiesta" di Report presso la Diocesi di Ozieri, inchiesta montata ad arte per incastrare l'innocente card. Becciu. Il vescovo di Ozieri, mons. Corrado Melis, aveva poi rivelato un particolare inedito: «il buon Giorgio Mottola di Report è venuto da me per un’intervista dove io dichiaravo, documenti alla mano, la trasparenza assoluta di ogni centesimo passato dalla CEI e dalla Carità del Papa (Obolo di San Pietro) alle attività della Caritas diocesana con regolari domande e certamente l’interessamento anche (ripeto: “anche”) del Sostituto alla Segreteria di Stato mons. Becciu. Peccato che quell’intervista andasse contromano rispetto al senso di marcia che era stato assegnato (presumo dai vertici!) al servizio di Report e che la “scappatella” infedele di Mottola si sia risolta in un "il Vescovo di Ozieri conferma ciò che afferma Becciu"». Ecco servita un’altra distorsione dei fatti: i giornalisti privi di deontologia professionale procedono in modo selettivo: non cercano la verità, ma solo conferme – oltretutto taroccate – alle loro tesi; quando invece trovano smentite, allora sorvolano, ignorano, tagliano. E così la trasmissione di Ranucci, con accuse pretestuose e infondate sintomi di un vero "metodo Report", è precipitata al livello della Chaouqui, che pure aveva sgamato nella puntata dell’11 gennaio 2021!

  20. BulletLa comunicazione promuova il bene comune dell'umanità, in «L'Osservatore Romano», 4 agosto 2026. Papa Leone XIV sollecita i giornalisti e i comunicatori a trovare «modalità per promuovere strategie e strumenti di comunicazione ispirati alla ricerca della verità e al rispetto della dignità umana» (Messaggio a Signis, 4 agosto 2026). Praticamente il contrario di ciò che hanno fatto i media – cattolici e no – del mondo intero, bugiardi, servili e calunniosi, nel "caso Becciu".

  21. Bullet«Io non perdono e tocco. Cirano.»
  22. BulletMarco Bonet, Ranucci e il metodo Report, i tamponi rapidi per il Covid e l'esposto di Crisanti. Tutta la verità del dottor Rigoli: «Mio padre è morto prima che mi fosse restituita la dignità», in «Corriere della Sera», 6 agosto 2026. Toh! E da dove arrivavano le bufale e le calunnie per far fuori un innocente? «Report è una trasmissione bellissima, finché non parla di qualcosa che conosci. O non ci finisci in mezzo. Mandarono in onda la puntata, che guarda caso aveva tra gli autori proprio il giornalista autore degli articoli sull’Espresso, qualche giorno prima dell’udienza preliminare in cui si doveva decidere sul mio rinvio a giudizio. Rinvio che, nel montare dell’indignazione generale, puntualmente arrivò.» Dall'«Espresso» e da Report, esattamente come nel caso Becciu.

  23. BulletFilippo Di Giacomo, È tempo di rivoluzione per i media vaticani, in «La Repubblica», 7 agosto 2026. «... un pettegolo e malevolo topolino che intristisce la vita della Chiesa e delle centinaia di professionisti del dicastero che sperano di poter lavorare per il Papa e per l'evangelizzazione.» Beh, negli ultimi sei anni certamente abbiamo assistito al fallimento completo del "giornalismo cattolico", che non ha saputo né dire la verità, né rispettare le persone, ma solo asservirsi supinamente, vigliaccamente e clericalmente alla menzogna. Il giornalismo – fatte salve pochissime e nobilissime eccezioni – non serve la verità, ma la manipolazione, la lusinga, la menzogna, la calunnia. Un servilismo che entrerà nella storia per la mancanza di spina dorsale. Manca il coraggio della verità. La stampa cattolica, per esempio, non ha ancora detto adesso che il giudice del Vaticano è indagato per favoreggiamento alla mafia (da due anni!), e quindi era ricattabile quando ha condannato un innocente senza un briciolo di prova. Che vigliaccheria! Una macchia indelebile sulla storia della Chiesa! Ah se solo vi fossero stati giornalisti con la schiena dritta, liberi e forti!

  24. BulletGiovanni M. Jacobazzi, Che fine ha fatto il «verminaio»? L'inchiesta sui dossieraggi rischia di finire in archivio, in «Il Riformista», 7 agosto 2026. Vi ricordate di Pasquale Striano, il finanziere dell'antimafia che operò illecitamente per incastrare persone innocenti? Chi erano i suoi mandanti in Vaticano? Magari gli stessi che hanno millantato di voler indagare su di lui? Uno scandalo eterno! E adesso vogliono insabbiare? Troppi poteri forte in gioco?

  25. BulletLA MESSIN(S)CENA. SOPRA: Sigfrido Ranucci a cena con il suo "amico fraterno" Valter Lavitola, appena arrestato quale presunto mandante dello (pseudo)attentato allo stesso Ranucci; a tavola con loro un monsignore, tifoso del card. Parolin, parla del "caso Becciu". SOTTO: Nicola Giampaolo, la fonte di Sigfrido Ranucci condannata a tre anni e mezzo per calunnia contro il card. Becciu, a tavola con il suo amico Lele Mora. Ma che belle compagnie!
  26. BulletAntonangelo Liori, Facebook, 10 agosto 2026: «Arrestato Lavitola, l'amichetto di Ranucci. Valter Lavitola è stato arrestato come mandante dell'attentato a Ranucci. Ranucci ha dichiarato che Lavitola è il suo miglior amico. I migliori amici non commissionano attentati contro i loro migliori amici. E quindi: 1) Ranucci è il miglior amico di Lavitola ma Lavitola non è il miglior amico di Ranucci. 2) Lavitola è innocente e i magistrati non capiscono nulla. 3) Lavitola ha commissionato l'attentato a Ranucci per fargli un favore e quindi il vero mandante dell'attentato a Ranucci è lo stesso Ranucci. Quale scegliete fra le tre opzioni, la 1, la 2 o la 3?». Forse c'è anche una quarta ipotesi, ma molto romanzesca: 4) Lavitola organizza uno pseudo attentato per favorire politicamente Ranucci, ma non per amicizia, bensì per poterlo poi ricattare, una volta che Ranucci sarebbe stato al potere ("Senza il mio attentato tu non ce l'avresti fatta"). Mah, molto romanzesca, ma poco probabile. Delle altre tre quale sembra più credibile? (AP)

  27. BulletGiancarlo Cavalleri, L'arresto di Lavitola potrebbe contribuire a fare chiarezza sull'attentato a Ranucci, nuovo mistero italiano, in «Faro di Roma», 10 agosto 2026. «Ma difendere il giornalismo significa anche pretendere che l’informazione sia rigorosa nella selezione delle fonti, nella verifica delle testimonianze e nella distinzione tra fatti accertati, ipotesi investigative e ricostruzioni personali. Ed è qui che il caso assume un secondo profilo, che non dovrebbe essere oscurato dalla gravità dell’attentato. La vicenda Lavitola pone infatti interrogativi sui rapporti che nel tempo si sono sviluppati tra il conduttore di Report e l’ex editore e faccendiere. Non si tratta di sostenere che una relazione personale o professionale dimostri automaticamente un comportamento illecito: sarebbe un salto logico e giudiziario del tutto ingiustificato. Ma è legittimo chiedersi se un giornalista che costruisce parte della propria attività investigativa attraverso fonti e interlocutori controversi abbia il dovere di rendere particolarmente trasparenti quei rapporti. Il problema non è avere fonti discutibili. Un giornalista d’inchiesta, per definizione, può dover parlare con persone coinvolte in vicende giudiziarie, ambienti criminali, apparati politici o mondi opachi. Il problema nasce quando la fonte rischia di diventare contemporaneamente interlocutore, collaboratore, mediatore o soggetto con interessi propri. Su questo punto sono emerse negli ultimi mesi notizie che meritano attenzione. Secondo quanto riportato da diverse testate, la Rai ha sottoposto a verifica i rapporti tra Ranucci e Lavitola e le circostanze nelle quali alcune informazioni sono state raccolte. Sono stati inoltre riferiti accertamenti su contatti e materiali acquisiti nell’ambito dell’inchiesta. La questione appare ancora più delicata perché Report non è un normale programma televisivo privato. È una trasmissione del servizio pubblico. Di conseguenza, agli standard professionali del giornalismo si aggiunge una responsabilità particolare nei confronti dei cittadini che finanziano il servizio radiotelevisivo pubblico. Non significa chiedere censura o limitare l’autonomia di Ranucci. Significa esattamente il contrario: pretendere un giornalismo talmente solido da poter resistere anche alla verifica più severa. La libertà di stampa, infatti, non coincide con l’immunità dalla critica. Un giornalista deve poter indagare sui potenti, ma deve anche accettare che vengano esaminati i suoi metodi, le sue fonti e i suoi eventuali rapporti con gli interlocutori. L’indipendenza giornalistica non è soltanto libertà dalle pressioni politiche o economiche: è anche capacità di mantenere una distanza professionale dalle proprie fonti. (...) Un’inchiesta non diventa più autorevole soltanto perché rivela qualcosa di clamoroso. Diventa autorevole quando le fonti sono controllate, gli interlocutori scelti con criteri trasparenti, le accuse documentate e il contraddittorio garantito.»

  28. BulletQuelle "bombe mediatiche" confezionate al fine di manipolare un intero popolo! Simili alla bomba mediatica confezionata da Report per diffondere calunnie e crocifiggere l'innocente card. Becciu.

  29. BulletGiuliano Foschini, "Pressioni di Lavitola anche sulle inchieste tv". Il giornalista: non è vero, in «La Repubblica», 12 agosto 2026. Ma com'è piccolo il mondo! A chi si rivolgeva Sigfrido Ranucci, il diffusore delle calunnie contro il card. Becciu, per denunciare un caso di spionaggio di cui lui sarebbe stato vittima? A Giuseppe Pignatone! Giuseppe Pignantone, vale a dire il giudice del Vaticano che non ha mosso un ciglio per condannare le operazioni di spionaggio e dossieraggio illeciti – commissionate da chi, dentro il Vaticano? – compiute da Pasquale Striano in uno stato estero, contro un uomo innocente, il card. Becciu, che lui stesso – Pignatone! – doveva giudicare. E che ha poi condannato senza un briciolo di prova. Giuseppe Pignatone, il giudice ricattabile indagato per favoreggiametno alla mafia! PS Piccola domanda: ma a quando risalirebbe la denuncia di Ranucci? Perché se la cronologia non inganna (a quanto pare Lavitola entrava in Rai a partire dal 2019), Pignatone non era più procuratore di Roma, ma stava entrando in carica come giudice in Vaticano...!

  30. BulletAndrea Paganini (Facebook, 12 agosto 2026): «SONDAGGIO: Alzi la mano chi non ha mai dimenticato il cellulare nella propria automobile. DOMANDA ESISTENZIALE (per l'esistenza dei corpi): Ecco, signor Lavitola, se – come lei dice e come emerge dalle indagini – con il suo pseudo attentato lei non aveva alcuna intenzione di fare del male a nessuno, ci spieghi: come si è premurato di assicurarsi che né Sigfrido Ranucci né qualche suo familiare avesse dimenticato il cellulare (o uno zaino, o un libro...) in macchina e non fosse andato a prenderlo proprio nel preciso momento dell'esplosione? O che non vi fossero altre persone attorno a quelle automobili in quel preciso momento? DOMANDA ESISTENZIALE (per l'esistenza dell'anima): Lei, signor Lavitola, si rende conto del capitale di fiducia che ha polverizzato con quella bomba, ma soprattutto con i suoi inganni? Le menzogne e le calunnie distruggono la fiducia fra le persone e impediscono la convivenza umana. Anche le calunnie diffuse da Report».

  31. BulletGiacomo Amadori, Un altro faccendiere alla corte di Ranucci, in «Libero», 12 agosto 2026. «A novembre il giornalista ha convinto la Procura di Roma a sentire come testimone un’altra sua fonte dal passato oscuro, il sessantottenne romano Marco Bernardini, l’ex informatore del Sisde (i vecchi servizi segreti interni) condannato in via definitiva a 5 anni e 8 mesi per i dossieraggi illegali Telecom (le contestazioni iniziali andavano dalla rivelazione di segreto di Stato all’associazione per delinquere, dalla corruzione all’accesso abusivo). Erano i tempi della Security guidata da Giuliano Tavaroli, che confezionò report illeciti su circa 5.000 personalità (politici, imprenditori, giornalisti, uomini della finanza e anche uomini dello sport), senza andare troppo per il sottile. La squadretta non usava solo hacker per spiare gli obiettivi, ma anche investigatori privati. Tra questi Emanuele Cipriani e Bernardini, che, al contrario di altri coindagati, non sono stati salvati dalla prescrizione. (...) Bernardini è diventato un affidabile «consulente» di Report. Al punto tale, che dopo l’attentato a casa sua, Ranucci lo ha spedito in Procura per quello che, oggi, appare come un chiaro depistaggio investigativo. All’inizio del verbale si legge: «Il signor Bernardini si presenta spontaneamente a seguito di contatti intercorsi per le vie brevi (a voce, ndr) tra il procuratore della Repubblica di Roma (Franco Lo Voi, ndr) e il giornalista Sigfrido Ranucci, dove quest’ultimo ha indicato Bernardini quale persona che potrebbe riferire circostanze utili in relazione all’attentato subito dal dottor Ranucci nello scorso mese di ottobre». Nella sua prima risposta, Bernardini svela il legame con il conduttore, che si sarebbe rivolto all’investigatore per scoprire se fosse «spiato»: «Quest’estate ho incontrato Ranucci, in quanto aveva dei problemi e mi ha chiesto se potevo interessarmi per sapere se in qualche modo era ascoltato o pedinato da qualcuno. Questo sulla base delle mie pregresse conoscenze ed esperienze personali e professionali». Quindi Ranucci non solo era un «amico fraterno» del pluripregiudicato Lavitola, presunto mandante dell’ordigno esploso davanti a casa del giornalista, ma, non sentendosi al sicuro, si era rivolto a un soggetto come Bernardini, anziché alle forze dell’ordine. Da questo momento in poi l’ex fonte dei servizi segreti, davanti ai pm, descrive scenari inquietanti e prende di mira in particolare il vicedirettore dell’Aisi Carlo De Donno, mentre difende Giuseppe Del Deo, che al contrario di De Donno è finito indagato nell’inchiesta sulla cosiddetta Squadra Fiore, un’agenzia investigativa privata composta anche da ex 007 infedeli. (...) gli inquirenti sembrano più interessati a raccogliere notizie su Deldeo, ma Bernardini, nel suo verbale, descrive l’ex vicedirettore dei Servizi interni come una vittima: «So solo che quando la Meloni non voleva più la scorta dell’Aisi dovevano trovare un capro espiatorio per le attività illegali di monitoraggio che verosimilmente compivano ai danni del premier e, quindi, lo hanno accompagnato alla porta. Anche Luca, il giornalista che mi ha intervistato (in realtà Giorgio Mottola, ndr), so che ha contattato Del Deo, ma quest’ultimo si è rifiutato di parlare». Le toghe tentano di scucire al testimone qualche notizia sulla Squadra Fiore e Bernardini non dà loro soddisfazione (...)». Toh!, Del Deo, colui che faceva "casini" con il Vaticano....!

  32. BulletMaurizio Crippa, Ranucci ha perso il bene più prezioso: la credibilità. Parla Aldo Grasso, in «Il Foglio», 13 agosto 2026. Da parecchio tempo, per la verità... «Ora non importa la risultanza dell’inchiesta su Lavitola, ma anche solo il fatto che il pubblico possa ritenere che si sia fatto plagiare, che non sia stato trasparente, è il peggior danno che si è in larga parte autoprocurato”. (...) Io da anni dico apertamente che è il ‘metodo Report’ a non andare bene. E’ una anomalia giornalistica, una degenerazione di quello che è sempre stato il giornalismo d’inchiesta, fuori e dentro la televisione pubblica. Questa rivendicazione di ‘schiena dritta’, la pretesa di esser gli unici a difendere la ‘roccaforte dell’informazione indipendente’ è cattiva retorica. Soprattutto perché poi poggia su un metodo fatto di audio carpiti, di pedinamenti in video, di sottopancia che strillano ‘esclusivo’. Non è questo che certifica il giornalismo d’inchiesta. E’ invece una esibizione volgare di mezzi non sempre trasparenti che ora sta crollando.»

  33. BulletTiziana Campisi, Leone XIV: alla luce della fede, le ingiustizie insopportabili, la CHiesa cerca pace, in «Vatican News», 16 agosto 2026. In effetti... insopportabili! Non c'è nulla di più insopportabile dell'ingiustizia commessa da coloro dai quali ci si aspetta la giustizia.

  34. BulletSalvatore Merlo, Ranucci, il lavitolato, in «Il Foglio», 18 agosto 2026. «Millantava colloqui con il segretario di Stato Vaticano.» Eeeehhhh? Si sta parlando di Valter Lavitola, colui che sedeva a tavola con Ranucci (il diffusore di calunnie contro Becciu) e un monsignore tifoso di Pietro Parolin. Ricordate la foto? Lo stesso Parolin che si precipitò a manifestare solidarietà a Ranucci dopo lo pseudo attentato. Ma quanto puzza di marcio questa vicenda!

  35. BulletPensieri sparsi e cortocircuiti. Visto che Sigfrido Ranucci cenava e parlava del "caso Becciu" con Valter Lavitola e con mons. Gianni Fusco (il tifoso del card. Parolin)...; visto che Diddi incarna l'accusa nel "processo più pazzo del millennio" in Vaticano...; viste soprattutto le calunnie diffuse da Report sull'innocente Becciu..., beh, suscita perplessità che: A) i due avvocati di Valter Lavitola sono Sergio e Arturo Cola; B) uno dei due, Arturo Cola, nel processo per la tentata estorsione a Silvio Belusconi, ha difeso Valter Lavitola in Cassazione insieme ad Alessandro Diddi; C) c'è un possibile conflitto tra il ruolo di Alessandro Diddi come Promotore di Giustizia del Vaticano e il suo ruolo come difensore di Lavitola; D) nel frattempo Lavitola «millantava colloqui con il segretario di Stato Vaticano» e il segretario di Stato vaticano Pietro Parolin, dopo lo pseudo attentato organizzato da Lavitola, esprime la sua vicinanza a Sigfrido Ranucci.

  36. BulletPiero Sansonetti ("4 di sera", Rete4, 20 agosto 2026): «Report non era un grande giornalismo di inchiesta. Report era un luogo fondamentalmente di linciaggio». Ci racconta poi delle buste gialle che arrivavano sulle scrivanie di certi giornalisti, che tutti sapevano provenire da servizi segreti o da certi magistrati, i quali chiedevano la pubblicazione. Prosegue Sansonetti: «È un giornalismo in cui dominano pezzi minoritari di magistratura corrotta e servizi segreti». C'è una levata di scudi assurda della "categoria giornalistica", forse da parte di quei "tutti" di cui Sigfrido Ranucci dice di conservare le chat. Piero Sansonetti è uno dei pochi giornalisti seri, che ha il coraggio di dire la verità: Report non è giornalismo d'inchiesta.

  37. BulletQuattro anni fa papa Francesco chiamò il card. Becciu: «Sono Francesco. Lei ha tutto il diritto di partecipare al Concistoro. Anche per lei deve valere il principio della presunzione di innocenza. La aspetto.» In seguito lo invitò personalmente a partecipare ai due concistori successivi, anche dopo la scellerata sentenza. Ora, va bene la "presunzione d'innocenza" – diritto umano che in Vaticano non è stato rispettato –, ma poi bisogna anche riconoscere l'innocenza, visto che tutti gli elementi emersi l'hanno confermata (AP).

  38. BulletIeri sera don Maurizio Patriciello ha parlato di perdono e giustizia. Il perdono è un dono meraviglioso, ma non esime dalla giustizia, che è riparazione del torto (non vendetta).

  39. BulletMichele Larosa, "Lavitola entrava e usciva dalla Rai. E anche altre minacce ricevute da Ranucci sono misteriose". L'intervista al giornalista che per primo ha svelato l'amicizia tra Ranucci e Lavitola, Aldo Torchiaro del Riformista. Che dice cose pesantissime, in «Mow», 26 agosto 2026. Una storia sempre più fosca e più losca. E, toh, c'entra ancora Del Deo, l'autore dei "casini" con il Vaticano! «Al DIS c'era stata la guerra tra Mancini e Del Deo. Mancini era il vice di Del Deo, sostanzialmente il tesoriere dei servizi segreti, il capo del controspionaggio ha anche la funzione di supervisore amministrativo. Lui controllava i fondi dei servizi, che come sai sono un buco nero da molti milioni di euro, e oggi Del Deo è sotto inchiesta per distrazione di fondi neri. C'era stato un forte attrito tra i due, e al culmine di questo attrito viene organizzata questa trappola per Mancini, che viene fatto fuori. Tra l'altro per nessun motivo. Perché per un dirigente del DIS incontrare uomini politici era il lavoro quotidiano. Incontrare l'ex presidente del Consiglio, che aveva la responsabilità sul DIS, era assolutamente prassi. (...) Ranucci. Però l'ho visto molte volte, e a seconda di chi vedevo seduto con lui intuivo di cosa si sarebbe occupato Report. (...) Nel 2023 io ero cliente del ristorante, stavo cenando fuori, fumo quindi mi siedo volentieri nel dehors all'aperto. Fra i tavoli all'interno c'era un tavolo, che era quello che il proprietario del ristorante aveva eletto un po' a suo ufficio, il suo salotto per ricevere, per fare relazioni. Al tavolo vedo di nuovo Ranucci, vedo di nuovo Laura Cianfoni, ma questa volta con loro c'è anche un personaggio che mi accende la lampadina: don Gianni Fusco. Don Gianni Fusco è un monsignore che per la Santa Sede si è occupato di istruire l'accusa contro Becciu, nel caso Becciu-Marogna, il palazzo comprato a Sloane Avenue a Londra. Allora io, più incuriosito dalla presenza di don Gianni Fusco che da quella di Ranucci in verità, e notando al tavolo accanto gli uomini della scorta di Ranucci, capisco che se entro e li interrompo rovino tutto, allora decido di mettermi fuori a fotografarli. Fingo quindi una telefonata con l'auricolare, mi alzo e faccio mezzo giro passando lungo la vetrina. Loro non fanno una piega e in tre o quattro minuti realizzo una trentina di scatti e due o tre video. Poi pubblico. (...) Prendere una carta della Procura e renderla nota è l'esatto contrario del fare un'inchiesta. L'inchiesta è quando nessuno ti parla, la Finanza non ti riceve e la Procura non conferma: in quel caso la puoi chiamare inchiesta. Se hai una fonte autorevole che ti passa carte o intercettazioni, non è inchiesta, è avere un canale privilegiato con alcuni magistrati, che è l'esatto contrario. Il fatto che centinaia di indagati negli anni abbiano saputo di essere tali grazie ai servizi di Report è indicativo di questo. (...) Bisognerebbe riguardare tutte le denunce fatte da Ranucci nel corso degli anni, quelle per cui gli è stata assegnata la scorta, a che cosa sono dovute? Noi stiamo dicendo che oggi la scorta è stata aumentata abusivamente per effetto di un gesto folle di Lavitola, ma nel 2021 cosa è successo? Una busta con un proiettile, sempre anonima. Nel 2020? Una scritta su un muro vicino alla Rai. Con tutte le telecamere che ci sono a Roma, nessuno ha mai saputo chi l'avesse fatta. Ora che capiamo che l'ultimo episodio è stato inventato da qualcuno a lui vicino, sarebbe utile capire se, risalendo agli ultimi cinque o sei anni, ci siano stati altri episodi simili, piccoli atti dimostrativi, innocui, senza vittime né feriti. La simulazione di reato è comunque un reato: mandare un proiettile a qualcuno, una minaccia di stampo mafioso, sono cose serie. E aggiungo: possibile che a un giornalista d'inchiesta così esperto, che conosce le procure, amico della Guardia di Finanza, nessuno abbia mai dato una mano a trovare gli autori di queste ripetute minacce? Come mai non c'è mai stato un nome dietro a nessuna di esse?» Uhm, non tutto mi sembra corretto; sarà vero, ad esempio, ciò che Torchiaro dice di mons. Fusco? Mah! Certo Fusco, nei giorni del Conclave, era, per sua stessa ammissione, un tifoso sfegatato di Pietro Parolin. E già questo è molto sospetto.

  40. BulletPiccola riflessione amara. La Rai fatica a congedare (non a condannare, semplicemente a congedare) Sigfrido Ranucci, un personaggio che ne ha combinate di tutti i colori, perfino diffondendo calunnie contro un innocente. Il Vaticano – nello specifico papa Francesco – non ha esitato un secondo a cacciare con infamia, esponendolo alla più violenta gogna mondiale, il card. Becciu, un uomo onesto e fedele nel frattempo rivelatosi completamente innocente e anzi vittima di un brutale complotto, cui anche lo stesso Ranucci ha partecipato. Ed esclusivamente sulla base di chiacchiericcio, di menzogne, di calunnie. Meditate gente, meditate. E svegliatevi, don Abbondio! (AP)

  41. BulletLuciano Fontana su Ranucci, in «4 di sera», Ret4, 31 agosto 2026. «Se la Rai l'avesse assegnato a Gerusalemme, a chi si sarebbe paragonato?» Luciano Fontana, direttore del «Corriere della Sera», a proposito di colui che ha diffuso ignobili calunnie crocifiggendo un innocente.

  42. BulletFranca Giansoldati, Abusi, giudice ribalta le accuse di molestie contro il cardinale Ouellet: la donna ora dovrà risarcirlo con 100mila dollari, in «Il Messaggero», 1° settembre 2026. Un'altra vittima di calunnia, come il card. Becciu, vittima delle calunnie di Nicola Giampaolo diffuse da Report.


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Sull'Obolo di San PietroCASO_BECCIU_OBOLO.htmlCASO_BECCIU_OBOLO.htmlshapeimage_5_link_0
Sull'accusa d'aver trasferito 
del denaro in Australia 
e sull'ipotesi di complotto 
contro il card. PellCASO_BECCIU_AUSTRALIA.htmlCASO_BECCIU_AUSTRALIA.htmlCASO_BECCIU_AUSTRALIA.htmlCASO_BECCIU_AUSTRALIA.htmlCASO_BECCIU_AUSTRALIA.htmlshapeimage_6_link_0shapeimage_6_link_1shapeimage_6_link_2shapeimage_6_link_3
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