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Sul "caso Becciu" in generale
Quarantasettesima parte
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Andrea Ruggieri sul «delirio di mitomania» di Ranucci, in «Zona Bianca», 31 agosto 2026. «Attentati promozionali». Ma quante opacità nell'arrogante manipolatore e diffusore di ignobili calunnie!
Ordinanza Cassazione 8xmille: il commento di Mons. Baturi, in «Chiesa Cattolica», 3 settembre 2026. Hanno provato – su impulso della malagiustizia vaticana – a crocifiggere degli innocenti, vale a dire coloro che hanno difeso il card. Becciu, come il vescovo di Ozieri. Schierarsi dalla parte del bene è pericoloso, ma necessario. Anche quando dalla parte del male ci sono esponenti del Vaticano (e perfino per il loro bene).
Stefano Lorenzetto, Giovanni Maria Vian: «Siamo eredi del Lutero cattolico, nati dal soldato friulano di Napoleone», in «Il NordEst», 8 settembre 2026. Come giudica il papato di Francesco? «In chiaroscuro. Chiaro fino al 2018. Poi Bergoglio si è come chiuso in sé stesso. Dopo la morte di Ratzinger, ha iniziato a sbandare. Prima si tratteneva, perché riconosceva la grandezza del Papa tedesco e gli era devoto, anche se credo che non sopportasse il confronto. Gli sarebbe bastato governare, ma non lo ha fatto, come i due predecessori non italiani dopo il 1978. Non si fidava di nessuno. Si appoggiava a collaboratori stravaganti, diciamo così. Li usava e li allontanava. Risultato: lo sgoverno». Fra costoro, figurava la lobbista Francesca Immacolata Chaouqui, principale accusatrice del cardinale Becciu. La quale portava a Bergoglio la torta di compleanno e si vantava sui social di fare la spesa all’Annona vaticana. Protagonista dello scandalo Vatileaks 2, fu condannata nel 2016 dal tribunale vaticano a 10 mesi per concorso nella divulgazione di documenti riservati della Santa Sede. «La incontrai all’Osservatore su richiesta di una persona influente. Voleva arrivare a Francesco, perché sosteneva che fosse in pericolo. Le risposi: guardi, secondo me, il Papa non è affatto in pericolo e comunque sa difendersi benissimo da solo». A me Becciu rivelò che la nomina di Chaouqui nella Cosea, commissione che avrebbe dovuto riorganizzare la struttura economica e amministrativa della Santa Sede, avvenne a sua insaputa. «È uno degli aspetti poco chiari del governo bergogliano. La residenza del Papa a Santa Marta ha significato il venir meno dei filtri istituzionali, rodati da secoli nel Palazzo Apostolico. Sotto il Cupolone, dove non mancano i battutisti urticanti, si malignava: “Ha voluto chiudere la corte e non si è accorto di aver aperto un cortile”». Ritiene Becciu colpevole? «No, sicuramente innocente». Ecco spiegato perché vi hanno defenestrati tutt’e due. «La sua rimozione, un vero calvario, è un enigma in cui si mescolano aspetti caratteriali e gelosie. Fu lo stesso Francesco a dirgli, dopo avergli revocato le prerogative cardinalizie sulla base di un’inchiesta dell’Espresso che alla prova dei fatti si è rivelata una montatura: “C’è qualcuno che ti vuole male”. Ma in questa vicenda c’entra anche una peculiarità di Bergoglio: il voler mostrare che lui non guardava in faccia nessuno. Aggiunga la volontà di minimizzare la Segreteria di Stato. Non è un mistero che detestasse la curia. Il caso Becciu è servito allo scopo». Come andrà a finire? «È un intrico complicato e molto criticato sul piano del diritto, come ha avuto il coraggio di scrivere il cardinale spagnolo Julián Herranz, giurista esperto e rigoroso, nel suo libro Due papi dedicato a Benedetto e Francesco. Il mio maestro Manlio Simonetti, che all’università ne aveva viste di tutti i colori, mi ripeteva spesso: “L’unico modo per far saltare un concorso è il vizio di forma”». Quindi? «In Vaticano non accadrà mai che venga sconfessato un pontefice defunto. Leone XIV, in netta controtendenza rispetto al suo predecessore, ha però messo in chiaro fin da subito che “i papi passano, ma la curia resta”, ridandole così fiducia. E ha nominato sostituto della Segreteria di Stato il bergamasco Paolo Rudelli, un diplomatico di prim’ordine, solido e prudente».
Sante Cavalleri, Intervistato da Stefano Lorenzetto, l'ex direttore dell'Osservatore Romano Giovanni Maria Vian proclama l'innocenza del cardinale Becciu. "Con Francesco problemi di governo, Leone XIV sta sminando un campo minato", in «Faro di Roma», 8 settembre 2026. «Il cardinale Giovanni Angelo Becciu è “sicuramente innocente”. Da questa affermazione, destinata a riaprire uno dei capitoli più controversi della recente storia vaticana, prende avvio la lunga intervista di Giovanni Maria Vian, già direttore dell’Osservatore Romano dal 2007 al 2018. Lo storico e filologo, protagonista per oltre un decennio dell’informazione della Santa Sede, rompe il silenzio con un giudizio severo sul governo di Papa Francesco e con parole di fiducia nei confronti di Leone XIV, in un’intervista a Stefano Lorenzetto apparsa domenica scorsa sui quotidiani Il Mattino di Padova, La Nuova di Venezia e Mestre, La Tribuna di Treviso, Messaggero Veneto, Il Piccolo, Corriere delle Alpi. Sul processo che ha coinvolto il porporato sardo, Vian non lascia spazio ad ambiguità e alla domanda se il prefetto emerito dei Santi fosse colpevole risponde: “No, sicuramente innocente.” Secondo l’ex direttore dell’Osservatore Romano, la vicenda giudiziaria resta “un enigma in cui si mescolano aspetti caratteriali e gelosie”. Vian ricorda inoltre un episodio significativo: sarebbe stato lo stesso Francesco a confidare a Becciu che “c’è qualcuno che ti vuole male”, lasciando intendere l’esistenza di tensioni e rivalità interne alla Curia.» Papa Francesco: «Ha voluto chiudere la corte e non si è accorto di aver aperto un cortile». Papa Leone XIV: «È il primo Papa non italiano che governa. E lo fa benissimo, in modo calmo ma deciso. Ha trovato un campo minato e lo sta sminando con la necessaria cautela». «"Il male non avrà l’ultima parola. Altrimenti non avrei accettato di guidare un giornale che reca nella testata il motto ‘Non praevalebunt’. Le porte dell’inferno non prevarranno. Ce lo ha promesso Gesù." Un finale che riassume il senso della sua testimonianza: una critica severa alle degenerazioni del potere, accompagnata dalla convinzione che la missione della Chiesa sopravviva alle sue crisi storiche.» Un cristiano non può aver paura della verità, che anzi lo rende libero.
Vik van Brantegem, Giovanni Maria Vian racconta il Vaticano dal di dentro: da Benedetto XVI a Leone XIV, passando per lo «sgoverno» di Francesco e il caso Becciu, in «Korazym», 9 settembre 2026. «Nell’intervista viene ricordata anche Francesca Immacolata Chaouqui, componente della Commissione referente sull’organizzazione della struttura economico-amministrativa della Santa Sede (COSEA), poi coinvolta e condannata nel processo Vatileaks 2. Vian racconta di averla incontrata nella sede de L’Osservatore Romano, su richiesta di una persona influente. Chaouqui sosteneva di voler raggiungere Francesco perché lo riteneva in pericolo. Vian le rispose che, a suo parere, il Papa non correva alcun pericolo ed era perfettamente capace di difendersi da solo. L’episodio assume un rilievo particolare nel contesto della riflessione sui canali informali creatisi attorno a Santa Marta. Non dimostra di per sé responsabilità o collegamenti ulteriori, ma offre uno spaccato di quell’ambiente nel quale persone prive di un ruolo istituzionale chiaramente definito potevano cercare un accesso diretto al Pontefice, aggirando o mettendo in secondo piano gli organismi competenti della Curia.» «Becciu è sicuramente innocente» (...) L’ex Direttore ritiene tuttavia difficile che in Vaticano si giunga a una decisione capace di sconfessare apertamente un Pontefice defunto. Lascia intendere, piuttosto, che l’esito potrebbe dipendere dai vizi formali accumulatisi lungo il procedimento. (...) L’ex Direttore interpreta alcune delle prime decisioni di Leone XIV come una rivalutazione della funzione istituzionale della Curia. In questo quadro colloca anche la nomina dell’Arcivescovo Paolo Rudelli a Sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato, definendolo un diplomatico solido e prudente. Non si tratta, nell’analisi di Vian, di un semplice ritorno al passato, ma del recupero di un principio essenziale: i Pontefici si succedono, mentre la Curia deve garantire continuità, competenza e memoria istituzionale al governo universale della Chiesa.»
Nico Spuntoni, Il «pontiere» di Elly respinto in Vaticano: Damilano depennato, in «Il Giornale», 10 settembre 2026. Un altro imbroglione leccapiedi smascherato. Che passino alla cassa, lui e i suoi complici dentro e fuori il Vaticano (dei quali mi aspetto le immediate dimissioni).
Stamattina anche Paolo Mieli, su Radio24, ha commentato l'articolo di Nico Spuntoni sulla cacciata dell'impostore Marco Damilano.
[Scandale de l’immeuble de Londres] «Le cardinal Becciu est certainement innocent», affirme l’ancien directeur de L’Osservatore Romano, in «Tribune Chrétienne», 10 settembre 2026. «Et si toute cette affaire relevait aussi d’une machination?»
Aldo Torchiaro, Ranucci, Lavitola e quelle chat cancellate prima e dopo l'attentato. Il focus della Procura e il sogno di Sigfrido: "Il 63% degli italiani mi vuole in politica", in «Il Riformista», 11 settembre 2026. «Continua a eludere le domande che restano aperte: che cosa si sono detti nelle chat cancellate? Perché si chiamavano attraverso l’app criptata Signal? Perché la sua amica Laura Cianfoni possedeva le carte riservate dell’ordinanza su Lavitola già nella notte del 4 luglio scorso, prima che ne fossero in possesso i legali dell’interessato o i giornalisti? Sono le prime domande di una lunga griglia che gli inquirenti stanno predisponendo in vista di un nuovo interrogatorio in Procura dell’ex conduttore di Report. Noi ci permettiamo di suggerirne qualcun’altra. Come pagava Ranucci le oltre cento cene consumate in compagnia al Cefalù di via dei Quattro Venti? Con la carta di credito aziendale Rai? Oppure quelle tavolate gli venivano offerte da Lavitola? E, in questo caso, a quale titolo? Il carbon credit, i cantieri navali, gli avvicendamenti nel sindacato, il caso Becciu: sono temi che sarebbero stati discussi intorno a quel tavolo e poi trasformati in servizi di Report? (...) La partita giudiziaria, dunque, è tutt’altro che chiusa. E quella investigativa potrebbe presto aprire nuovi capitoli. Resta il nodo del rapporto tra Ranucci e Lavitola. Un rapporto che Ranucci continua a non chiarire, mentre intorno a quella relazione si accumulano domande, chat cancellate, telefonate su Signal, frequentazioni, cene e accessi agli studi Rai. Troppe coincidenze per essere liquidate con qualche formula di circostanza. E dunque Ranucci risponda: che cosa c’era davvero dietro quel rapporto?» Le calunnie trasmesse da Report venivano tramate al Cefalù? Chi erano i mandanti?
Aldo Torchiaro, Ranucci e la "Barbaria" delle risposte mancate: il metodo Report e il dogma dell'inviolabilità tra screenshot, omissioni e chat fantasma, in «Il Riformista», 13 settembre 2026. «Se davvero non c’è nulla di ambiguo, la strada è molto più semplice: spiegare tutto. Spiegare perché una collaboratrice vicina a Ranucci abbia trasmesso quell’ordinanza a una persona legata a Lavitola prima ancora che Lavitola fosse pubblicamente indicato come autore dell’attentato. Spiegare dunque perché Ranucci si prodigò così tanto, proprio in quelle ore. Spiegare la telefonata. Spiegare il rapporto con Lavitola. Spiegare le frequentazioni. Spiegare i vuoti nelle conversazioni.»
Felice Manti, "Lo Stato non decide come la Chiesa spende l'8 per mille", in «Il Giornale», 15 settembre 2026. Smontata un'altra porcheria tramata su impulso della MALAGIUSTIZIA VATICANA, in questo caso in uno stato estero. Il paradosso dei paradossi: la (mala)giustizia vaticana ha voluto incastrare un innocente con regole inventate di sana pianta e anticostituzionali chiaramente contrarie alla Chiesa cattolica, oltre che alla Costituzione italiana. L'acme del grottesco! Così, masochisticamente (e pensare che quei magistrati sono pagati anche con l'Obolo di San Pietro!). «Lo Stato non può mettere becco su come la Chiesa spende i soldi dell’8 per mille. Lo dice per la prima volta una sentenza delle Sezioni unite civili della Cassazione che demolisce quel che resta del processo a Sassari al vescovo di Ozieri Corrado Melis e a Tonino Becciu, fratello del cardinale Angelo Becciu - il cui procedimento pieno di omissis e di forzature in Vaticano si è arenato e rischia seriamente l’annullamento - accusati di aver gestito «per fini privati» i proventi destinati alla diocesi sarda, anche se i due hanno già documentato le opere meritorie realizzate anche grazie a una donazione «personale» dello stesso monsignor Becciu. La hybris della magistratura, nel suo ennesimo afflato di onnipotenza giuridica, era arrivata a teorizzare che il vescovo è un «pubblico ufficiale» e che la Santa sede deve spiegare come ha spesi i soldi ricevuti secondo il Concordato per inseguire chissà quali principi di finanza pubblica e non la morale cattolica che privilegia il riserbo.» Frana un altra facciata del perverso complotto!
Aldo Torchiaro, Su Ranucci ora si fa sul serio: pool di tre procure per far luce sui rapporti con Lavitola. Il giornalista tace sul faccendiere e prepara carte bollate per i colleghi, in «Il Riformista», 15 settembre 2026. «Perché il faccendiere non viene denunciato dall’ex conduttore di Report. Che preferisce minacciare di denunciare i giornalisti che fanno il loro lavoro: «Ho pronte centinaia di denunce», tuona. E però suona ancora più strano che non si decida ad agire in giudizio contro chi ha confessato di aver fatto mettere l’esplosivo sotto casa. Ecco com’è finito il paladino della libertà di informazione, il magniloquente cantore del diritto-dovere di critica: a fare carte bollate per i suoi colleghi giornalisti.»
Alberto Nerazzini, Non torna l'etica e la deontologia nel comportamento di Sigfrido Ranucci, in «Di Martedì», La7, 15 settembre 2026. ... e poi c'è l'ipocristia della "mano destra di Ranucci", Giorgio Mottola, che ha contribuito al lancio di fango contro l'innocente card. Becciu.
Vittorio Feltri, Francesco, il Papa amico, in «Il Giornale», 16 settembre 2026. «Gli avrei detto che sbagliò a mettere in croce il cardinale Angelo Becciu, privandolo nel 2020 dei diritti connessi al cardinalato prima che un tribunale si pronunciasse. Becciu fu poi condannato in primo grado, ma il procedimento non è concluso: nel marzo 2026 la Corte d’appello vaticana ha dichiarato la nullità relativa del primo grado e disposto la rinnovazione del dibattimento. Non è stato assolto, dunque, però neppure si può fingere che quel processo sia stato un modello di linearità. A Francesco avrei ripetuto ciò che scrissi quando era ancora vivo: Santo Padre, stacchi i chiodi e tiri giù Becciu da quella croce.» Beh, non condivido tutto, ma Feltri ha capito qualche cosa di fondamentale, e l'ha capita tra i primi: Becciu è una vittima innocente. Vittima anche di Francesco, oltre che di un brutale complotto (AP).
Paolo Ardovino, Processo Becciu, un'ordinanza riapre il caso: «Sull'8x1000 Stato non competente – Di cosa si tratta, in «La Nuova Sardegna», 17 settembre 2026. Nell'articolo c'è un "più" di troppo: l’impiego e la rendicontazione dei fondi affidati alla chiesa non sono MAI stati affari che competono al controllo statale. Almeno da quando esiste la Costituzione italiana.
Processo Becciu, il 21 il deposito delle memorie, il 29 ottobre l'udienza, in «Ansa», 19 settembre 2026. «L'avvocato del cardinale Becciu, Fabio Viglione, interpellato dall'ANSA, ha commentato: "Siamo sereni, non solo perché forti della totale innocenza del cardinale ma perché riteniamo assolutamente fondate le nostre questioni in diritto, anche sul piano processuale".»
Francisco José Campos Martínez, Boni, Geraldina, Manuel Ganarin e Alberto Tomer. Il «processo Becciu»..., in «Estudios Eclesiásticos», settembre 2026. «Il processo contro il cardinale Becciu e altri nove imputati passerà alla storia non solo per la rilevanza degli imputati o le cifre milionarie del controverso immobile vaticano a Londra, ma per aver messo in scacco la credibilità dello stesso sistema giudiziario vaticano. (...) La Corte Europea potrebbe pronunciarsi contro la sentenza del Vaticano. (...) si conclude esprimendo la speranza che la Corte d'Appello o, in ultima istanza, di Cassazione dello Stato della Città del Vaticano rimediare al Prestigio della giustizia vaticana che emenda ciò che questa sentenza ha distrutto, in modo così grave e ingiusto. (...) esamina come lo sviluppo del processo Becciu non solo ha lesionato gravemente il principio del giusto processo, influenzando in modo inaccettabile al diritto di difesa dell'imputato, ma ha comportato ripetute violazioni di diverse garanzie che attualmente informano gli ordinamenti giuridici statali e che nel prossimo futuro possono avere effetti dirompenti sulla reputazione internazionale dello Stato della Città del Vaticano e, di conseguenza, anche della Santa Sede. Questa perdita di reputazione e credibilità si verifica non solo agli occhi della comunità internazionale, ma anche di potenziali operatori economici. (...) Il giusto processo sia ripristinato, per il bene degli imputati e dell'opinione pubblica. Una decisione che richiederà, senza dubbio, coraggio e coraggio, ma che è il minimo che ci si può aspettare da coloro che, nella Chiesa, sono stati chiamati al nobile esercizio di impartire giustizia. Per gli autori, il "processo Becciu" dovrebbe essere l'ultimo della sua classe, chiedendo nella Chiesa un'effettiva separazione dei poteri dove il Papa, pur mantenendo il suo potere supremo, delega irrevocabilmente le funzioni giudiziarie nei tribunali che non sono alterati da interventi legislative ad hoc. In conclusione, Il «processo Becciu» non è solo un libro sul caso di un Cardinale caduto in disgrazia, ma un serio avvertimento sulla salute del sistema giudiziario vaticano e, in definitiva, della stessa Chiesa cattolica.»