Sul sistema giudiziario vaticano (trentottesima parte)                   >>> per la parte precedente clicca qui

«Di tutte le ingiustizie, nessuna è più deprecabile di quella di coloro che, quanto più ti ingannano, tanto più fanno in modo di sembrare uomini onesti» (Cicerone, “Sui doveri”, I, 13, 41)

«Se non è rispettata la giustizia, che cosa sono gli Stati se non delle grandi bande di ladri? Perché anche le bande dei briganti che cosa sono se non dei piccoli Stati?» (Agostino, "De Civitate Dei", cap. IV, 4).


  1. BulletSalvo Palazzolo, "Mafia e appalti concausa stragi 92". Il gip: "In procura clima ostile contro Falcone e Borsellino", in «La Repubblica», 3 ottobre 2026.

  2. BulletAlba Romano, Stragi del '92, archiviato il filone su mafia e appalti. Resta aperta l'indagine su Pignatone e Natoli, in «Open», 3 ottobre 2026. «Resta infatti aperta un'altra transche che vede indagati gli ex magistrati Giuseppe Pignatone e Gioaccino Natoli per favoreggiamento aggravato dall’aver agevolato la mafia, reato ormai prescritto. Secondo l’ipotesi degli inquirenti, i due avrebbero contribuito a insabbiare il dossier mafia-appalti, favorendo in questo modo imprenditori ritenuti legati a Cosa nostra. È all’interno di questo quadro che gli investigatori continuano a valutare l’ipotesi secondo cui Borsellino sarebbe stato eliminato anche per il timore che potesse approfondire le infiltrazioni mafiose nei grandi appalti.»

  3. BulletD.A.L., Cosa ha detto il Papa ai gendarmi vaticani, in «Silere non possum», 4 ottobre 2026. «Il passaggio più legato all’esercizio del potere è arrivato con la parabola. Nel racconto di Matteo i vignaioli a cui il padrone ha affidato la vigna finiscono per considerarla propria: maltrattano i servi mandati a riscuotere il raccolto e alla fine uccidono il figlio del padrone. Per il Papa è «un richiamo prezioso per chi vive un servizio»: ciò che si riceve «è una responsabilità da custodire con umiltà e dedizione, da vivere con discrezione e senso del dovere». (...) Quelle del Papa sono considerazioni formulate, come spesso accade nel suo stile, in forma affermativa. Ma il messaggio rivolto ai gendarmi è piuttosto chiaro: dovete essere così, proprio perché alcuni di voi non lo sono stati e continuano a non esserlo. Leone XIV conosce bene le lotte intestine che attraversano il Corpo della Gendarmeria e sa quali ombre abbiano lasciato, negli ultimi anni, alcune condotte interne. Conosce le vicende che hanno riguardato Stefano De Santis e altri gendarmi, conosce i dossieraggi illeciti compiuti da questi personaggi su esplicita richiesta di Bergoglio, i rapporti tutt’altro che limpidi con settori delle forze di polizia italiane, le intercettazioni illegali e un modo di intendere il servizio che, in alcuni casi, ha avuto molto più a che fare con la carriera e con il potere che con la custodia dello Stato e del Papa. (...) Il caso di Sloane Avenue ha mostrato fino a che punto incompetenza, relazioni personali e assenza di controlli possano trasformare un corpo chiamato a garantire sicurezza e legalità in una delle parti più fragili dell’apparato vaticano. La Gendarmeria è un altro degli apparati nei quali Leone XIV dovrà intervenire con decisione, facendo ordine a partire dal vertice. Gianluca Gauzzi Broccoletti è tra i primi nodi da sciogliere: il Corpo ha bisogno di una guida nuova, capace di unire competenza, lealtà istituzionale e autentico senso del servizio. In Vaticano non basta occupare una posizione di comando: serve qualcuno che sappia esercitarla senza trasformare la Gendarmeria in un sistema autoreferenziale, fatto di equilibri interni, protezioni e carriere. Per questo, prima o poi, anche Gauzzi Broccoletti dovrà lasciare il posto e tornare in Umbria.» Si sta finalmente facendo chiarezza anche sugli scandali compiuti dalla gendarmeria vaticana?

  4. BulletDonata Calabrese, Le inchieste sui pm palermitani. «Dubbi ma reati prescritti». Pignatone e Natoli archiviati, in «Giornale di Sicilia», 4 settembre 2026.

  5. BulletFilippo Facci, Mafia e appalti, il gip di Caltanissetta archivia e punta su Scarpinato: "Da lui attività depistante e dubbia attendibilità", in «Il Giornale», 3 settembre 2026. «Anche l’ex magistrato Giuseppe Pignatone, uno che era ancora presidente del Tribunale vaticano due anni fa, nel 1992 «ha mentito» al Csm come pure Lo Forte: riscrivevano il passato coi morti appena sepolti. Il padre di Pignatone controllava la Sirap al centro delle indagini, e la famiglia Pignatone comprava immobili dal gruppo mafioso Piazza–Bonura–Buscemi; anche Guido Lo Forte comprò casa dalla stessa società. «Giammanco, Lo Forte e Pignatone» nascosero a Borsellino anche un fascicolo sui rapporti fra mafia e imprese come la Ferruzzi di Gardini. Lavoravano nello stesso palazzo, ma le carte non circolavano. (...) Le anomalie che riguardano Lo Forte, Pignatone, Natoli e Scarpinato, conclude il giudice Santi Bologna, non sempre rientrano «“solamente” nell’alveo di comportamenti negligenti o imperiti». La verità dovuta alla famiglia Borsellino comprende chi gli nascose le carte mentre lui era vivo. E chi, sopravvissuto al vecchio sistema, cercò di sopravvivere anche al racconto delle proprie responsabilità. (...) Ma torniamo al decreto, che archivia un procedimento contro ignoti ma non archivia ancora la posizione di Gioacchino Natoli e Giuseppe Pignatone (arriverà un’altra puntata, quindi) i quali sono altri due magistrati già protagonisti di archiviazioni imbarazzanti nel 1992 prima che si rilanciassero, nell’era Caselli e dopo la cattura di Totò Riina, in un «nuovo» corso che in parte cercò di occultare il ruolo della magistratura nel vecchio.»

  6. BulletDamiano Aliprandi, Mafia appalti, parla il gip: da Scarpinato «attività depistante». E su Lo Forte «mente», in «Il Dubbio», 4 ottobre 2026. «Da qui la conclusione del giudice: è «falso sostenere» che il rapporto tra Falcone e mafia-appalti si sia limitato alla ricezione dell'annotazione. Pignatone, scrive, «ha mentito». E «non è il solo»: anche Lo Forte «ha mentito». (…) Scarpinato entra nel fascicolo solo nella primavera 1991 e ne sa poco: segue «la linea tracciata» da Lo Forte e Pignatone. Dopo aver firmato si è trovato «costretto» a difendere «la gestione eufemisticamente scellerata di mafia appalti», che con la sua «partecipazione minimale» aveva contribuito a perpetrare, «fidandosi» dei due colleghi. Non è una scusante, precisa, ma la sua posizione è «ben diversa» da quella, «assai più grave e sotto ogni profilo», degli altri due. Resta che dal gennaio 1992 riceveva le note della Finanza su Antonino Buscemi. Parliamo dell'indagine, anch'essa poi archiviata da Natoli, riguardante gli affari dei Buscemi a Massa Carrara. Per il gip è «assai improbabile» che il 13 luglio Scarpinato non avesse chiara quella posizione. I Buscemi erano identificati in mafia appalti. (…) Buscemi è il filo che lega tutto. Già dal maggio 1990 nel fascicolo c'era un rapporto del capitano Mauro Obinu del settembre 1989 che, letto con quello del 1991, consentiva perquisizioni anche nei confronti di Antonino Buscemi, fratello di uno dei comproprietari della Immobiliare Raffaello, da cui Lo Forte e Pignatone avevano comprato casa nel luglio 1980. Lo Forte, annota il gip, pagando in contanti la maggior parte del prezzo. Chi curò gli omissis per il Riesame, Lo Forte da solo o con Pignatone, non coprì le parti su Buscemi, e oggi entrambi si trincerano «dietro facili "non ricordo"». La posizione di Buscemi fu archiviata in tre righe. Eppure nel 1997 la stessa Procura di Palermo, con la firma di Caselli, e il gip di allora scrivevano che Buscemi aveva goduto di «trattamenti giuridici oggettivamente a lui favorevoli» per «incomplete rappresentazioni» agli organi giudicanti. Su Pignatone il gip scrive che si può dire «con certezza» che pagò in nero una parte del prezzo e ottenne uno sconto non marginale. La Immobiliare Raffaello apparteneva a tre mafiosi, i fratelli Buscemi e Francesco Bonura. Falcone, racconta il cognato Alfredo Morvillo, viveva in affitto in un appartamento di una società rappresentata non da Vincenzo Piazza ma da suo cognato, e tanto bastò per fargli abbandonare l'idea di comprarlo: non voleva che qualcuno potesse parlare di prezzo di favore. «Trentaquattro anni dopo che il Dott. Falcone è morto», conclude il gip, il magistrato continua «a impartire lezioni su come si è magistrati». Giammanco, «uomo di Lima», che per usare le parole di Borsellino trattò Falcone come «una pezza da piedi», lasciò a Lo Forte e Pignatone la possibilità di sapere ciò che Borsellino non sapeva: per il gip ottennero «carta bianca» da un procuratore che «ne condivideva (e forse ispirava) le azioni». Borsellino, scrive il gip, non fu «volutamente» messo a conoscenza neppure del fascicolo 3589 del 1991, nato dalle indagini di Massa Carrara sui Buscemi e la Calcestruzzi. Da questo procedimento non nasce alcuna accusa penale. Il gip lo scrive senza giri di parole: le anomalie riferibili a Lo Forte, Pignatone, Natoli e Scarpinato «non sempre riescono a collocarsi "solamente" nell'alveo di comportamenti negligenti o imperiti», ma cercare i responsabili morali delle stragi spetta all'analisi storica.» E la storia non tacerà.

  7. BulletG. Cavalleri, Mafia-appalti, l'archiviazione di Pignatone non cancella le domande: Falcone e Borsellino, una verità ancora da cercare, in «Faro di Roma», 4 ottobre 2026. «... archiviazione non significa accertamento dell’innocenza nel merito delle accuse, soprattutto quando, come nel caso del favoreggiamento aggravato contestato a Pignatone, Natoli e Screpanti, il reato risulta prescritto. Per Natoli, inoltre, il gip ha escluso il dolo relativamente all’accusa di calunnia. È una distinzione giuridica fondamentale, che impedisce di trasformare una vicenda giudiziaria complessa in una contrapposizione semplicistica tra colpevoli e innocenti. Ma c’è un altro elemento che rende particolarmente significativa la decisione di Caltanissetta. Il gip non ha cancellato il quadro storico nel quale maturarono le stragi. Al contrario, nel provvedimento viene sottolineato il “clima ostile ed emarginante” nel quale Falcone e Borsellino si trovarono a operare all’interno della Procura di Palermo tra il 1990 e il 1992, insieme alla distanza professionale tra i due magistrati e altri loro colleghi chiamati a occuparsi di vicende riguardanti il rapporto tra Cosa nostra e il sistema degli appalti pubblici. (...) nell’aprile scorso, il procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca aveva illustrato alla Commissione Antimafia una lettura durissima della gestione delle indagini degli anni Novanta, parlando di anomalie, di investigazioni solo apparenti e di un insieme di circostanze che, a suo giudizio, avrebbero impedito di approfondire adeguatamente alcune piste. Quelle dichiarazioni avevano provocato una forte reazione di Giuseppe Pignatone. L’ex procuratore di Roma si era detto “profondamente deluso e addolorato”, contestando soprattutto le modalità con cui le accuse erano state rese pubbliche in Commissione Antimafia mentre l’indagine non era ancora stata sottoposta alla valutazione di un giudice. Pignatone aveva giudicato le accuse “infamanti” e aveva criticato la scelta di non secretare l’audizione di De Luca. (...) Pignatone, Natoli e Screpanti: l’archiviazione chiude un procedimento, non riscrive la storia. Il fascicolo che li riguardava nasceva dall’ipotesi che la gestione dell’indagine “mafia-appalti” fosse stata anomala e che alcune scelte investigative avessero finito per favorire interessi riconducibili a Cosa nostra. Secondo la Procura nissena, nel corso degli anni erano emerse questioni relative alle deleghe investigative, alle intercettazioni, alla gestione delle bobine e alla conduzione delle diverse tranche dell’inchiesta. (...) Il giudice ha detto che non ci sono elementi sufficienti per sostenere un’accusa in giudizio. È una conclusione che deve essere rispettata. Ma proprio nel rispetto della magistratura e della memoria di Falcone e Borsellino, resta il dovere di continuare a interrogarsi su ciò che accadde in quegli anni. Perché una Repubblica può archiviare un fascicolo quando non esistono prove sufficienti per andare a processo. Non può invece archiviare la propria memoria. E soprattutto non può smettere di cercare la verità sulle stragi che hanno cambiato la storia dell’Italia.»

  8. BulletLara Sirignano, Mafia-Appalti, il gip di Caltanissetta sull'ex pm Roberto Scarpinato: «Attività depistante». Il senatore (M5S): «Falso», in «Corriere della Sera», 4 ottobre 2026. «E con l’archiviazione si chiude anche l’indagine su Natoli, sul generale della Finanza Stefano Screpanti e su un altro magistrato, Giuseppe Pignatone, tutti accusati di aver gestito in modo anomalo (per insabbiarlo e favorire imprenditori mafiosi) le inchieste nate dal dossier mafia-appalti. Il reato di favoreggiamento- conclude il gip - è prescritto.»

  9. BulletMafia e appalti: archiviate anche le posizioni di Natoli, Pignatone e Screpanti, in «Palermo Today», 4 ottobre 2026.

  10. BulletAntonangelo Liori (Facebook, 5 ottobre 2026): «Le sentenze si rispettano: i pm indagati rifiutino la prescrizione. Gioacchino Natoli e Giuseppe Pignatone, magistrati accusati di aver favorito la mafia nella vicenda che portò poi alla morte di Falcone e Borsellino, sono stati archiviati perché il reato è prescritto. Il deputato della commissione antifamafia, il 5Stelle Roberto Scarpinato, è stato accusato dal gip di Caltanisetta Santi Bologna di aver depistato le indagini. Accuse più gravi di queste non possono esistere: tre magistrati hanno favorito i mafiosi che avrebbero dovuto indagare. Le istituzioni dello Stato sono state minate dalle fondamenta. Se i tre pensano di essere innocenti non possono e non devono contestare le accuse in tv ma restando dentro al processo: rinuncino alla prescrizione e vadano a dibattimento. L'anm ha accusato Berlusconi d'essersi salvato grazie alle prescrizioni. Cosa dicono i magistrati ora per i lro 3 illustri colleghi? Perché altrimenti, io mi chiedo, tutte le condanne operate da Giuseppe Pignatone, come quelle nei confronti del cardinal Becciu, andrebbero annullate perché emesse da un giudice che ha accettato la prescrizione per sfuggire all'accusa d'essere colluso con la mafia. Ogni sua azione è suscettibile di sospetto.» Se quei magistrati accusati di collusioni con la mafia – uno dei quali (ricattabile) ha condannato un innocente in Vaticano senza un briciolo di prova – si ritenessero innocenti, rinuncerebbero alla prescrizione e andrebbero in dibattimento.

  11. BulletLaura Distefano e Laura Mendola, Borsellino, il gip riapre squarci sulla strage di via D'Amelio: «I capisaldi su cui orientare le nuove indagini», in «La Sicilia», 5 settembre 2026.

  12. BulletScarpinato, i "depistaggi" e la polemica politica. Un riepilogo punto per punto, in «Il Foglio», 5 ottobre 2026.

  13. BulletErmes Antonucci, Affari immobiliari con mafiosi e anomalie giudiziarie: la caduta di Pignatone, in «Il Foglio», 6 ottobre 2026. A questo soggetto papa Francesco ha affidato l'amministrazione della giustizia in Vaticano! Un soggetto ricattabile che ha condannato un uomo innocente! «Per quanto l’attenzione dei quotidiani e della politica si sia concentrata sulle “attività depistanti” dell’ex pm Roberto Scarpinato in commissione parlamentare Antimafia, dall’ordinanza del giudice di Caltanissetta sulla vicenda mafia e appalti la figura che esce più macchiata è senza dubbio quella di Giuseppe Pignatone, figura storica della magistratura: toga per oltre 45 anni, in servizio alla procura di Palermo per oltre trent’anni e coordinatore dell’inchiesta che portò alla cattura di Provenzano, poi dirigente della procura di Reggio Calabria, infine capo della procura di Roma e coordinatore della celebre indagine “Mafia Capitale” (che mafia non era, come stabilito dalla Cassazione), in pensione dal 2019. Una carriera da paladino antimafia che rischia di essere spazzata via. Secondo il gip di Caltanissetta, infatti, Pignatone si sarebbe reso autore di una serie di anomalie sul piano processuale e anche di comportamenti altamente discutibili sul piano dell’opportunità. Il primo fronte riguarda l’incredibile vicenda che vede Pignatone aver acquistato diversi appartamenti da una società gestita da tre mafiosi, versando una parte delle somme in nero. Dalle indagini è emerso infatti che tra il 1980 e il 1983 la famiglia Pignatone acquistò 24 unità immobiliari da una società (la Immobiliare Raffaello) di cui erano azionisti tre soggetti già all’epoca considerati “in odore di mafia”, come Salvatore Buscemi, Francesco Bonura e Vincenzo Piazza. Dagli accertamenti è emerso che Pignatone acquistò gli immobili a un prezzo inferiore di un terzo a quello di mercato e ha ammesso che una parte delle somme venne pagata in nero. Ma le contestazioni non finiscono qui. Pignatone non si astenne dall’indagine che la procura di Palermo avviò sugli appalti della Sirap, società partecipata dall’Espi, all’epoca presieduto dal padre di Giuseppe Pignatone, Francesco. C’è poi la vicenda dei mancati omissis. Nel deposito al Riesame del rapporto Ros del 16 febbraio 1991, Pignatone e Guido Lo Forte lasciarono visibili i nomi e le informazioni riguardanti diversi indagati estranei alle misure cautelari. Una dimenticanza che, secondo il gip, contribuì a mettere in allarme gli interessati e a compromettere ulteriori sviluppi investigativi, anche sul filone Sirap. In un successivo procedimento, riguardante i rapporti Buscemi-Calcestruzzi-Ferruzzi, Pignatone interrogò due persone come indagati senza che fossero iscritti nel registro, chiese una misura cautelare contro una di loro prima della sua iscrizione e, mentre quella richiesta era pendente, presentò una richiesta di archiviazione per tutti gli indagati. Nello stesso fascicolo furono respinte le perquisizioni richieste dallo Sco nei confronti di società del gruppo Calcestruzzi, nonostante il gip avesse ritenuto necessari ulteriori approfondimenti. Nell’ambito del procedimento mafia e appalti, il giudice contesta a Pignatone di non aver disposto alcune perquisizioni che il materiale investigativo fornito dal Ros dei Carabinieri avrebbe consentito di effettuare. Tra i soggetti che, secondo il decreto, avrebbero potuto essere destinatari di tali perquisizioni viene indicato anche Antonino Buscemi. Per quanto riguarda la gestione complessiva del fascicolo mafia e appalti, il giudice giunge a parlare di “climax ascendente nella mala gestio”, aggiungendo che Pignatone ne è “il comune denominatore”. Parole che pesano come macigni sull’immagine di un magistrato che per decenni è stato considerato un simbolo della lotta alla mafia.» Anche in inglese.

  14. BulletFranca Giansoldati, Caso Striano: Tirabassi, Mincione, Torzi e Crasso parti civili. Il mistero degli accessi prima dell'inchiesta vaticana su Becciu, in «Il Messaggero», 6 ottobre 2026. ED ECCO CHE I NODI DEL COMPLOTTO VENGONO AL PETTINE! L'ho sempre chiesto: «Chi sono i mandanti di Striano e co. dentro il Vaticano?» (E mi viene in mente Alessandro Diddi che si precipita impanicato da Cantone a Perugia!) «Chi chiese a Pasquale Striano di cercare informazioni su alcuni dei protagonisti del futuro processo Becciu quando quell’inchiesta in Vaticano, almeno ufficialmente, ancora non esisteva? È l’interrogativo che torna ad affacciarsi nell’udienza preliminare sul cosiddetto dossieraggio e che apre un nuovo capitolo nei rapporti, ancora tutti da chiarire, tra l’attività dell’ex finanziere e il procedimento sull’immobile di Londra che ha portato, tra gli altri, alla condanna in primo grado del cardinale Angelo Becciu. Davanti al gup di Roma Paolo Scotto si costituiscono parti civili alcuni dei nomi che sarebbero stati oggetto degli accessi contestati a Striano e che successivamente sono diventati protagonisti del processo celebrato in Vaticano: il funzionario della Segreteria di Stato, Fabrizio Tirabassi, Raffaele Mincione, Gianluigi Torzi ed Enrico Crasso. Il nodo è soprattutto cronologico. Dagli atti emergerebbe infatti una serie di accessi alle banche dati effettuati da Striano nel 2019 su soggetti che soltanto in seguito sarebbero entrati nell’inchiesta vaticana. Tra loro, oltre a Tirabassi, Mincione, Torzi e Crasso, figura anche Cecilia Marogna. Accertamenti che, secondo le difese, risalgono a un periodo precedente alla denuncia dello IOR dalla quale prese formalmente avvio l’indagine che avrebbe portato alle perquisizioni negli uffici della Segreteria di Stato e, due anni più tardi, al processo. È questo scarto temporale ad alimentare il mistero. Per quale ragione e per conto di chi Striano cercava informazioni proprio su quelle persone? E soprattutto: qualcuno gli aveva indicato quei nomi? Finora l’ex luogotenente della Guardia di Finanza non ha fornito la risposta decisiva. Si è avvalso della facoltà di non rispondere e non ha quindi chiarito chi gli avrebbe eventualmente chiesto di effettuare quelle ricerche. Negli atti, secondo quanto già evidenziato dalle difese durante il processo d’appello vaticano, comparirebbero inoltre contatti tra Striano e uomini appartenenti alla Gendarmeria vaticana. Elementi che non dimostrano, da soli, l’esistenza di una regia d’Oltretevere, ma che rendono inevitabile la domanda sull’origine degli accertamenti. Perché se le ricerche riguardavano non soltanto persone poi finite sul banco degli imputati, ma anche figure collaterali alla stessa vicenda finanziaria, chi le avrebbe sollecitate doveva quantomeno possedere informazioni molto precise su un dossier che soltanto successivamente sarebbe esploso pubblicamente. Anche il promotore di giustizia vaticano Zannotti - durante una delle udienze d'appello - aveva ha affrontato il tema, prospettando — secondo quanto emerso nel dibattimento — la possibilità che quegli accertamenti potessero rientrare in una sorta di attività di intelligence. Un passaggio significativo perché, pur senza sciogliere il nodo sull’origine delle richieste, accrediterebbe l’esistenza di un terreno investigativo precedente o parallelo rispetto alla nascita formale del procedimento vaticano. (...) Se nel 2019 l’inchiesta vaticana sull’immobile di Londra non era ancora formalmente partita, perché Striano stava già cercando proprio quei nomi? E se qualcuno glieli indicò, chi era e che cosa sapeva? È probabilmente questo il vero punto di contatto tra il dossieraggio romano e il processo vaticano. Non la prova, almeno finora, di una regia comune, ma una cronologia che continua a chiedere una spiegazione.» Anche in francese. E in spagnolo.  E in inglese. E in tedesco. Che rapporti ci sono tra Giuseppe Pignatone – il giudice vaticano – e la massoneria?

  15. BulletLaura Distefano e Laura Mendola, L'altra faccia delle stragi: le omissioni dei colleghi di Falcone e Borsellino, in «La Sicilia», 6 ottobre 2026.

  16. BulletChiara Colosimo, Caso Scarpinato: cosa succede in antimafia?, in «La casa di carta», Rai3. E Stefano Giordano, "Tu mi devi alzare la palla", l'attività "depistante" di Scarpinato con "l'utile idiota" e la lezione dimenticata di Falcone su "come si è`magistrati", in «Il Riformista», 6 ottobre 2026. «Quale fu il ruolo del giudice vaticano Giuseppe Pignatone nel «nido di vipere» denunciato da Paolo Borsellino? E perché il giudice vaticano Giuseppe Pignatone – ricattabile – ha poi condannato un uomo innocente senza un minimo di diritto alla difesa? «Giuseppe Pignatone è il «comune denominatore» di una mala gestio in crescendo, e per il Gip è certo che comprò casa pagandone «in nero» una parte e ottenendo uno sconto non marginale, da una società che il decreto descrive come assai mal frequentata. Falcone, racconta lo stesso decreto, rinunciò a comprare l’appartamento in cui viveva in affitto perché la società proprietaria era rappresentata dal semplice cognato di un costruttore che non era il caso di frequentare. Natoli, che firmò la smagnetizzazione delle bobine, rischia di passare per «l’utile idiota», parole sue che il giudice riprende. Né esce meglio Guido Lo Forte: anche lui, per il Gip, al Csm il 30 luglio 1992 «ha mentito», come Pignatone, nel ridurre a nulla ciò che Falcone sapeva di mafia-appalti; e anche lui, nel luglio del 1980, aveva comprato casa dalla stessa società. La sera stessa, poi, il medesimo giudice ha archiviato il fascicolo per favoreggiamento su Pignatone, Natoli e il generale Screpanti: reato prescritto, e per la calunnia di Natoli niente dolo. La prescrizione non è un’assoluzione, ma neppure una condanna: noi, che il garantismo lo pratichiamo anche con chi non lo ricambia, ci fermiamo qui.»

  17. BulletStefano Giordano, "Tu mi devi alzare la palla", l'attività`"depistante" di Scarpinato con "l'utile idiota" e la lezione dimenticata di Falcone su "come si è magistrati", in «Il Riformista», 6 ottobre 2026.

  18. BulletGiovanni M. Jacobazzi, L'attacco di Scarpinato al giovane Gip, il silenzio elettorale dell'Anm e quel bullismo istituzionale effetto nefasto della vittoria del No, in «Il Riformista», 6 ottobre 2026.

  19. BulletStragi '92: gip, 'accuse favoreggiamento contro Natoli sono infondate', in «Ansa», 6 ottobre 2026. Adesso perfino Natoli prende le distanza da Pignatone? Come i polli di Renzo? Siamo alla nemesi storica?

  20. BulletMario Mori, Mori sul dossier mafia-appalti. Le nuove carte riaprono la verità sulle stragi di Falcone e Borsellino, in «Il Sussidiario», 6 ottobre 2026.

  21. BulletIl gip di Caltanissetta, nessuna violazione dei diritti di Natoli e Pignatone, in «Giornale di Sicilia», 6 ottobre 2026.

  22. BulletVik van Brantegem, Caso Striano e processo Becciu: l'origine delle indagini e le vie per ristabilire la giustizia, in «Korazym», 6 ottobre 2026. «La domanda rimane aperta: chi cercava quelle informazioni, per quale ragione e a chi furono destinate? Una risposta fondata sugli atti riguarda tanto le persone coinvolte quanto la credibilità delle istituzioni chiamate ad amministrare la giustizia. (...) rimangono due interrogativi fondamentali: il primo riguarda l’origine del processo Becciu; il secondo il suo esito. L’origine del processo Becciu: quali soggetti, attraverso quali iniziative e canali informativi, hanno contribuito a determinare le decisioni assunte nei confronti del Cardinal Becciu? E chi ne risponde a ciascun livello? Vi furono iniziative autonome, una convergenza di interessi o un’azione coordinata riconducibile a uno o più mandanti? (...) Papa Leone XIV può ristabilire l’autorevolezza della giustizia vaticana garantendo che siano accertati anche gli eventuali errori commessi durante il pontificato del predecessore. Accertare un errore in una decisione di governo non significa mettere in discussione l’infallibilità dottrinale, né negare quanto di positivo sia stato compiuto. Riconoscerlo, se dimostrato, non richiederebbe di attribuire al predecessore intenzioni che non siano provate.»

  23. BulletFilippo Facci, Scarpinato inchiodato dallo stesso Gip: tramava con Natoli, in «Il Giornale», 7 ottobre 2026. «Il contesto, scrive il giudice, era il «clima di isolamento interno alla magistratura» di Falcone e Borsellino, questo «in termini assai più gravi di quanto finora ritenuto»: perché le anomalie investigative erano tali, durante gli accertamenti, che «non si poteva finanche escludere un ruolo (anche, indiretto) di magistrati nelle tastate di polso preliminari agli eccidi». In altre parole: il giudice ipotizza un coinvolgimento anche indiretto di magistrati nei sondaggi con cui la mafia sondava il terreno prima delle stragi, questo per capire su quali appoggi potesse contare. Natoli «si limitò a investigare il meno possibile» e per «ingraziarsi le simpatie» del procuratore capo Pietro Giammanco, firmò delle richieste d’arresto senza averne scritto «nemmeno una riga», e così pure firmò «senza pensarci troppo» l’ordine di smagnetizzare le bobine con compromettenti intercettazioni telefoniche. In questo quadro il procuratore Giuseppe Pignatone era «il supervisore e revisore» nonché «l’uomo di maggior fiducia di Giammanco», «non nuovo» a interessamenti per la «sollecita definizione» di fascicoli delicati. Il decreto archivia comunque le posizioni di Natoli, Pignatone e dell’ex capitano della Guardia di Finanza Stefano Screpanti: gli elementi non consentono una ragionevole previsione di condanna per mafia. Per Pignatone la prova è insufficiente e per Screpanti è contraddittoria: ma questo, complice in ogni caso una prescrizione dei reati, importa poco: non è giudiziaria la storia che si sta ricostruendo.»
  24. BulletStefano Giordano, Scarpinato e il processo al giudice perché non gli dà ragione, Sciascia ci aveva messi in guardia dai "professionisti dell'antimafia", in «Il Riformista», 7 ottobre 2026.

  25. BulletMa nella rubrica personale di Borsellino il numero di Scarpinato non c'era..., in «Il Dubbio», 8 ottobre 2026.

  26. BulletErmes Antonucci, L'Anm di Caltanissetta contro Scarpinato, in «Il Foglio», 8 ottobre 2026.

  27. BulletVia D'Amelio. Quando la Procura di Caltanissetta chiese e motivò l'archiviazione di un filone d'indagine, in «Progetto San Francesco», 9 ottobre 2026.

  28. BulletLuigi Bisignani, Bisignani: i ruggito di Papa Leone XIV. Dopo Gambetti, Pioppo?, in «Il Tempo», 9 ottobre 2026. «Poi c’è il capitolo di monsignor Perlasca, del qual Pioppo sarebbe stato consigliere spirituale mentre prendevano forma le accuse contro il cardinale Angelo Becciu. Accompagnamento religioso o anche suggerimenti sulle dichiarazioni? Con il processo d’appello a Becciu che si avvia alle ultime battute e la rimozione del cardinale Mauro Gambetti, preannunciata da Francesco Capozza su Il Tempo, l’impressione è che il Leone cominci a ruggire.» A proposito del testimone bugiardo premiato dalla e nella magistratura vaticana!

  29. BulletStragi '92. GIP accoglie la richiesta della Procura di Caltanissetta. Solidarietà e apprezzamenti per Santi Bologna, in «Progetto San Francesco», 9 ottobre 2026.

  30. BulletAccostare le cantonate del celeberrimo "RIS di Parma" – "l'eccellenza italiana" – con le sue omissioni di materiale probatorio nel "caso Garlasco" alla (mala)giustizia vaticana con la montagna, anzi con le montagne, di materiale probatorio omissato, occultato e segretato nel "processo del secolo" – che in realtà è risultato fin dal primo momento un'oscena farsa surreale e grottesca –... suscita un riso amaro. O uno scandalo epocale che macchierà terribilmente la storia della Chiesa. La storia sara impietosa.

  31. BulletStefano Giordano, Scarpinato e quelle carte che dovevano "seppellire la Colosimo", l'archiviazione smonta 30 anni di narrazione e cristallizza la distanza siderale con Falcone e Borsellino, in «Il Riformista», 9 ottobre 2026. «Falcone, riporta il decreto, viveva in affitto. Avrebbe voluto comprarla, ma il proprietario era stato indagato, e rinunciò: "evitiamo che si possa dire che questo signore mi ha fatto un prezzo di favore". Negli stessi anni, ricostruisce il giudice, la famiglia di Giuseppe Pignatone acquistava dalla Immobiliare Raffaello ventiquattro unità immobiliari, intestate alle mogli; all’ultimo rogito, per la società, compariva Salvatore Buscemi. Su uno di quegli appartamenti il giudice non sa dire se qualcosa sia stato regalato, ma scrive che "può dirsi con certezza" che una parte del prezzo fu pagata in nero e che vi fu una "non marginale scontistica". Le astensioni, secondo il decreto, erano «a geometrie variabili»: in mafia-appalti nessuna, benché l’ente che controllava la società al centro dell’indagine fosse presieduto dal padre del magistrato. A Palermo il conflitto d’interessi, si sa, è una questione di geometria. (...) Falcone teneva insieme: lo dimostravano il maxiprocesso, che colpì Cosa nostra come fenomeno unitario, e l’idea di una Procura nazionale antimafia. Il decreto lo chiama metodo della "trattazione unitaria". Dopo di lui si fece l’esatto contrario, e il decreto lo chiama "parcellizzazione". Della lezione rimase la forma, non la sostanza. Per uno stralcio atteso finché Falcone non fu a Roma, il giudice parla di "gioco delle tre carte" e ne attribuisce la paternità a Pignatone, interprete della politica delle "carte a posto". Falcone fu bocciato dal CSM e dai colleghi, finché il 23 maggio 1992, a Capaci, Cosa Nostra non fece esplodere l’autostrada sotto la sua auto, con la moglie Francesca Morvillo e tre agenti della scorta. Borsellino ebbe cinquantasette giorni in più. Gli altri hanno fatto strada. Roberto Scarpinato, già procuratore generale di Palermo, è senatore e siede in Commissione antimafia. Nelle intercettazioni trascritte nel decreto, al telefono con Gioacchino Natoli, espone il programma: «seppellire la Colosimo sotto una montagna di documenti». E aggiunge: "a Caltanissetta stanno ancora seguendo mafia e appalti, non so se ti rendi conto del livello!". Il giudice gli attribuisce un’"attività depistante" nei confronti di Natoli; lui replica che l’accusa è "gravemente falsa". Pignatone è stato procuratore a Reggio Calabria e a Roma, poi presidente del Tribunale vaticano. Lo Forte ha guidato la Procura di Messina. Natoli, che secondo l’altro decreto dello stesso giudice firmò la smagnetizzazione delle bobine "senza pensarci troppo", ha presieduto la Corte d’Appello di Palermo. Carriere lunghe, per tutti. Tranne due. Il 13 luglio 1992 si archivia. Il 14, in riunione, Borsellino chiede chiarimenti. Il 19, in via D’Amelio, Cosa Nostra lo fa saltare in aria insieme a cinque agenti della scorta. Nessuno da iscrivere, conclude il giudice. Solo una distanza. Siderale. E a Caltanissetta, a quanto pare, stanno ancora seguendo mafia e appalti. La montagna di documenti è arrivata: seicentoquarantuno pagine. Solo che sotto non c’è finita la Colosimo. C’è finito, a leggere il decreto, chi voleva seppellirla.» Per coloro che ancora fanno gli struzzi. O hanno la coda di paglia.

  32. BulletAntonio Pagliano, Dossier mafia appalti. L'ordinanza che riscrive la storia dell'antimafia palermitana, in «Il Sussidiario», 11 ottobre 2026. Ancora sulla distanza siderale che divide Falcone e Borsellino dal loro collega Giuseppe Pignatone, magistrato ricattabile scelto come giudice in Vaticano... per condannare un uomo innocente! «Per carità, questa distanza era stata già espressa con forza dallo stesso Borsellino a poche settimane dalla strage di Capaci nel famoso intervento alla biblioteca comunale di Palermo; ma leggere in termini così espliciti del divario tra il modo con cui Cosa nostra percepiva l’operato degli altri magistrati, fra cui l’ex procuratore Giammanco ma anche il magistrato a lui più vicino e cioè Giuseppe Pignatone, rispetto all’atteggiamento rigoroso avuto nei confronti di detto ambiente prima da parte di Falcone e successivamente di Borsellino, fa francamente rabbrividire. Ancor di più se ciò viene condito dalla sottolineatura delle gravi bugie di numerosi ex colleghi che hanno negli anni raccontato diverse false circostanze, tanto da spingere il Gip a scrivere di “contributi dichiarativi del tutto mendaci”. L’ordinanza cita poi ad esempio la vicenda Gladio, ricordando come Falcone ritenesse utile, per non dire importantissimo, aprire un’approfondita indagine per le possibili interessenze su alcune delicatissime indagini in corso, mentre il procuratore capo Giammanco cercò in tutti i modi di mettergli i bastoni fra le ruote, e quando non riuscì a evitare che si procedesse all’acquisizione di atti, gli affiancò Pignatone, circostanza che spinse Falcone a confidare al cognato come fosse convinto che il giovane collega avesse il compito di marcarlo e controllarlo. L’ordinanza arriva così a bollare come infondate le affermazioni di Pignatone sentito a verbale nell’ambito di questa inchiesta. Del procuratore Giammanco era ben nota una certa ambiguità, ma Pignatone ha rappresentato a lungo un simbolo dell’antimafia, diventando il procuratore capo di Roma e assumendo ruoli di prestigio anche dopo il suo pensionamento. (!!!! ...) Insomma, nelle 644 pagine con le quali il giudice di Caltanissetta Santi Bologna cristallizza la storia del dossier mafia-appalti, parlando di gestione scellerata da parte di tutti i pubblici ministeri coinvolti e con Borsellino “volutamente” tenuto all’oscuro dell’archiviazione, si riscrive una parte importante della storia italiana della lotta alla mafia, da cui escono a pezzi tutti i protagonisti che ruotavano intorno ai due magistrati uccisi e che a vario titolo hanno cercato di raccoglierne l’eredità. Da questo procedimento, giova chiarirlo, non nasce alcuna accusa penale. Il Gip lo scrive con chiarezza, specificando tuttavia che le anomalie riferibili a Lo Forte, Pignatone, Natoli e Scarpinato “non sempre riescono a collocarsi ‘solamente’ nell’alveo di comportamenti negligenti o imperiti”, aggiungendo una chiosa assai illuminante: “le uniche audizioni davvero attendibili” sono quelle del luglio 1992 perché le uniche a non risultare ancora contaminate “dal tossico diffondersi, negli anni successivi, anche tra magistrati, di tesi precostituite”. Il punto critico, anzi, il punto doloroso è come tali magistrati vengano, seppure con sfumature diverse, adontati come qualcosa di simile ai responsabili morali delle stragi, aprendo pertanto a una sorta di revisionismo della storia dell’antimafia palermitana che certo spetterà all’analisi storica verificare, ma che nell’immediato fa calare una tetra nebbia sui protagonisti di quegli anni. Qui non ci sono colpevoli forse innocenti da assolvere a distanza di vent’anni, ma piuttosto presunti simboli che a distanza di vent’anni vengono palesati come figure assai modeste a fronte dei veri eroi che in vita erano osteggiati quando non vessati dall’ambiente a cui appartenevano.»

  33. BulletAntonio Ingroia: "Borsellino non si fidava di molti pm". "Mi disse di non dire a nessuno di una importante collaborazione che stava per arrivare. Mi chiese di non dirlo neanche a Roberto Scarpinato", in «Progetto San Francesco», 12 ottobre 2026.

  34. BulletFlaminia Camilletti, «Cosa Nostra favorita da errori e omissioni nelle inchieste su boss e appalti», in «La Verità», 12 ottobre 2026. «Il gip definisce il rapporto dei Pignatone con i Piazza "certamente non occasionale e significativo". E aggiunge che il magistrato "ammette, palesemente, di essersi prestato a consentire un'evasione fiscale a una società la cui compagine e i cui rappresentanti erano da anni considerati 'in odore di mafia'; evasione fiscale concordata con Buscemi Salvatore, capo mandamento di Passo di Rigano"».

  35. BulletSilvana Palazzo, Colosimo "Cosa Nostra favorita da errori inchieste" "Scarpinato? Grave quanto emerso, serve passo indietro", in «Il Sussidiario», 12 ottobre 2026. «Per quanto riguarda Pignatone, la presidente riferisce che la famiglia del magistrato aveva abitato in un edificio di via Uditore, a Palermo, costruito da Rosolino Piazza. Nello stesso stabile vivevano anche membri della famiglia Piazza, legata – come evidenziato da Colosimo – alla famiglia mafiosa dell’area Uditore-Passo di Rigano. Nell’intervista tira in ballo anche la valutazione del gip di Caltanissetta, secondo cui il rapporto tra le famiglie non sarebbe stato occasionale.»

  36. BulletAndrea Ossino, Processo Striano: presidenza del Consiglio, ex ministri e sottosegretari tra le parti civili, in «La Repubblica», 13 ottobre 2026.

  37. BulletMafia e appalti, Colosimo senza giri di parole su Pignatone e Lo Forte: acquistarono case da società della cupola. Scarpinato deve dimettersi, in «Terra Nostra», 13 ottobre 2026.

  38. BulletItalo Lauro, Dossieraggio, il caso Striano si allarga: istituzioni e politici parte civile, in «La Cronaca di Roma», 13 ottobre 2026.

  39. BulletItalo Lauro, Caso Striano, lo Stato chiede i danni: il processo entra nelle istituzioni, in «La Cronaca di Roma», 13 ottobre 2026.

  40. BulletFabrizio Di Vito, Caso dossieraggio: Palazzo Chigi parte civile contro Striano e Laudati, in «La Verità», 14 ottobre 2026.

  41. BulletGiovanni M. Jacobazzi, Dossieraggio, Palazzo Chigi e 3 ministri chiedono di costituirsi parte civile. Ma dopo mesi è ancora giallo sulle interrogazioni di Striano, in «Il Riformista», 14 ottobre 2026.

  42. BulletFranco Zanchi, Pignatone, 24 case comprate da tre condannati per mafia: il giudice scrive tutto e poi archivia, in «Youtube», 15 ottobre 2026.

  43. BulletLuca Arnau, Dossieraggio, governo e opposizione pronti a costituirsi parte civile: da Crosetto a Renzi, tutti i nomi nell'inchiesta Striano e Laudati, in «La Capitale», 15 ottobre 2026. Oltre ai politici ci sono anche i protagonisti del "processo del secolo".

  44. BulletDamiano Aliprandi, Mafia-appalti un mito? Ecco dove sbagliano gli amici del Foglio, in «Il Dubbio», 15 ottobre 2026. «Quando il 10 aprile 1992 arrivò da Massa la nota di Lama, il 17 aprile Borsellino aprì un nuovo fascicolo e lo assegnò a Lo Forte e Pignatone, che seguivano gli appalti dai tempi di Falcone. Il collegamento, scrive il gip, «lo vide». Il 27 aprile i due lo riunirono a quello di Natoli, archiviato a giugno. La Guardia di finanza ricostruisce gli acquisti della famiglia Pignatone dall’Immobiliare Raffaello dei Buscemi e di Bonura, 24 unità tra il 1980 e il 1983. Il giudice che nel 1995 archiviò un procedimento su Pignatone, osserva Bologna, non sapeva dell’entità dell’operazione. E gli atti trovati nell’ufficio di Borsellino, che Antonucci liquida in una riga, pesano più di quanto si dica: nel fascicolo sull’omicidio di Luigi Ranieri, che Borsellino aveva fatto prelevare il 18 luglio 1992, la procura ha trovato un appunto, attribuito dagli investigatori alla grafia di Pignatone, che legava quel delitto a «quel quadro generale Mafia appalti che si è visto».

  45. BulletPaolo Borsellino, un uomo solo _ Il documentario sul dossier mafia-appalti, in «Visione TV», 18 ottobre 2026. Ottimo documentario su mafia-appalti e sul ruolo del giudice vaticano Giuseppe Pignatone.

  46. BulletGabriele D'Angelo, Mafia-appalti, le ombre su Lo Forte e Pignatone (sul ruolo opaco di Giuseppe Pignatone), in «Filorosso», Rai3, 20 ottobre 2026. «Per essere credibile bisogna essere ammazzato, in questo paese?» (Giovanni Falcone). La storia non archivia, e anzi continua a indagare. Su Giuseppe Pignatone, il giudice vaticano ricattabile che ha condannato un uomo innocente.


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